Video appunto: Marx, Karl - Concetto di plusvalore

Marx - Il concetto di plusvalore



Dall’analisi delle merci, Marx è condotto a studiare la merce-uomo, ovvero l’operaio, che viene acquistato dal capitalista affinché produca altre merci, in virtù della forza delle sue braccia (forza-lavoro). In cambio, il capitalista paga l'operaio sulla base del valore dei corrispondenti beni necessari per la sopravvivenza sua e della sua famiglia.

Dunque, il salario dell'operaio – proletario e l'equivalente del valore dell’operaio, che consiste essenzialmente nel costo dei mezzi necessari al suo sostentamento.
Supponiamo, ad esempio, che l'operaio lavori effettivamente 12 ore al giorno, ma che in 8 ore riesca a produrre una quantità di merce capace di coprire le spese del mantenimento di sè stesso e della propria famiglia; il suo salario corrisponderà a quello di 8 ore lavorative. le rimanenti quattro ore di lavoro costituiscono un tempo di lavoro supplementare, in cui l'operaio produce merce non pagata dal capitalista. questo lavoro non pagato, che crea valore non pagato, viene definito da Marx plusvalore.

Il plusvalore dipende, dunque, dal plus lavoro, cioè dal lavoro in più svolto dall’operaio e offerto gratuitamente al padrone. dal plus valore deriva il profitto del capitalista, che pertanto sfrutta la forza lavoro dell'operaio a proprio vantaggio.
Quanto detto può raffigurarsi con la seguente formula: D – M - D', dove D è il denaro speso per l’acquisto della merce; M rappresenta la merce e D' è il denaro guadagnato. Questa formula mostra bene il fenomeno anche visivamente: il denaro genera più denaro di quello speso.
Tale accumulazione non ricorre nel modo di produzione precapitalistico, che può essere illustrato con la seguente formula: M – D – M, dove M è la merce, D il denaro e M ancora una merce.
In questo caso non c’è accumulazione di ricchezza, ma uno scambio merce- denaro- merce. l'elemento caratteristico di questo processo precapitalistico e la funzione del denaro come semplice intermediario per l'acquisto di beni da usare nella vita quotidiana.
Il profitto non si identifica con l’intero plusvalore, anche se dipende da esso. Per capire questo fatto occorre tenere presente la distinzione operata da Marx tra il capitale costante, cioè il capitale investito nel macchinario della fabbrica e nelle materie prime, e il capitale variabile, cioè il capitale investito nei salari pagati agli operai. il plus valore dipende dal capitale variabile, non da quello costante. Dunque, per calcolare il profitto del capitalista – cioè il suo effettivo guadagno - dobbiamo sottrarre dal plusvalore, in termini percentuali, gli investimenti necessari per l'acquisto, il rinnovo e la manutenzione delle macchine. In definitiva, il profitto è sempre una quantità inferiore rispetto al plusvalore, dal quale comunque deriva.