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Poteri e limiti dell'intelletto umano

Locke afferma che nella mente non ci sono idee innate (nozioni comuni a tutti gli uomini, impresse da Dio al momento della creazione) tutte le nostre idee provengono dall'esperienza.
Dall'esperienza esterna derivano le idee di sensazione, dall'esperienza interna derivano le idee di riflessione; esse sono le uniche due fonti della conoscenza.
Le idee semplici sono le uniche idee che l'esperienza ci fornisce e sono ricevute passivamente dall'intelletto.
Le idee complesse sono prodotte dall'attività del nostro intelletto, che riunisce, collega, confronta le idee semplici.
Delle idee semplici possiamo avere certezza, non così di quelle complesse.
Con Locke abbiamo una nuova immagine della ragione, non più assoluta e autoevidente, ma dotata di poteri finiti e limitati.

La riflessione sullo stato e l'affermazione della tolleranza

La dottrina dello stato di Locke concede spazio alla libertà dei cittadini e al diritto alla tutela dei loro beni sia mentali sia spirituali.
Locke nei due trattati sul governo civile afferma che gli uomini fin dallo "stato di natura" sono esseri illuminati da una legge naturale di carattere razionale, che li porta a godere del diritto alla vita, alla libertà e alla proprietà.
Tuttavia sussiste la possibilità di abusi e degenerazioni.
Gli uomini decidono di costituire la società civile stipulando un contratto sociale che implica due patti: con il patto di unione di individui si riuniscono in società, con il patto di sottomissione i cittadini si assoggettano a un governo che ha come suo obbiettivo primario la salvaguardia dei diritti naturali dei singoli.
Nella Lettera sulla Tolleranza Locke sottolinea la necessità della distinzione tra sfera politica e sfera religiosa, riconoscendo piena libertà di culto a tutte le religioni ed auspicando il divieto per lo stato di imporre con la forza una fede particolare.
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