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Qual è la funzione del linguaggio?

Locke, riprendendo il nominalismo Guglielmo d’Occam e di Hobbes, afferma che il linguaggio è un complesso di nomi, creati artificialmente dall’uomo, con lo scopo di semplificare l’attività della mente che altrimenti sarebbe come sommersa dall’infinito numero di idee, ciascuna delle quali corrispondente ad un oggetto particolare.

Assumendo invece i nomi come segni convenzionali e simboli di interi gruppi di cose somiglianti, il suo lavoro è ridotto e abbreviato.

Inoltre l’uso dei nomi, dei segno convenzionali e dei simboli permette agli uomini di comunicare fra loro e di intendersi.

Questa concezione del linguaggio inteso convenzionalmente non è condivisa dalla maggior parte dei critici, i quali invece ritengono che le lingue sorgano spontaneamente e considerano che esse siano espressione della civiltà e della spiritualità del popolo in una determinata epoca.

Tale teoria, convalidata del resto dai recenti studi filologici, è illustrata anche da Vico.

Dal Saggio sull’intelletto umano: “Non potendosi avere senza la comunicazione dei pensieri la comodità e l’utilità della società, era necessario che l’uomo escogitasse alcuni segni esterni sensibili per cui quelle idee invisibili, di cui son fatti i suoi pensieri, potessero essere manifestati agli altri.”

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