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La non corrispondenza tra idee e cose

Secondo il filosofo Locke l’intelletto, attraverso le sensazioni, riceve le idee semplici di qualità sensibili e in seguito, rielaborandole, forma le idee complesse.
La mente umane perciò rimane chiusa in se stessa e non può affermare se le idee abbiano o non abbiano corrispondenza con le cose, ma può soltanto ritenere che esista una realtà esterna da cui provengano le sensazioni. Infatti le idee complesse, che l’intelletto produce riordinando soggettivamente le idee semplici, sono un semplice collegamento di rappresentazioni sensibili e non rivelano perciò la struttura delle cose. Le idee semplici, d’altra parte, permettono l’esperienza delle qualità sensibili; ma le qualità secondarie sono soggettive e non costituiscono l’essenza dell’oggetto e le qualità primarie, anche se sono inseparabili dalle cose e compongono le cose stesse, offrono soltanto una nozione molto generica della corporeità e non chiariscono esaurientemente l’intima natura della realtà. Perciò la conoscenza umana non oltrepassa l’ambito delle idee e la conseguenza logica di questa impostazione sarebbe lo scetticismo. Locke però non giunge a questa conclusione, come farà invece l’Empirismo nel suo ultimo sviluppo (Hume).

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