Kierkegaard


È, insieme a Schopenhauer, contestatore dell’hegelismo e da subito a prendere una prospettiva diversa rispetto Hegel e Schopenhauer. È un anticipatore dell’esistenzialismo.

Il suo problema è religioso poiché vive in una famiglia protestante e, da sempre, si è sentito tormentato da questa problematica che lo porta ad essere angustiato dall’intera esistenza.
Il vero problema è infatti la singolarità e non l’universalità. La sua filosofia è per se stesso: vuole chiarire, a se stesso, quello che è il problema della sua esistenza, l’indagine filosofica è un impegno morale che mette a repentaglio la propria vita.

Il filosofo riflette attentamente sul fatto che vivere significa compiere delle scelte positive o negative che siano, l’uomo ha davanti a sé delle possibilità perciò è libero di scegliere ciò che ritiene corretto (vale tanto scegliere bene quanto scegliere male, possibilità) e ciò provoca angoscia per paura di scegliere male.

L’opera di Kierkegaard è intitolata aut aut e Kierkegaard vede la scelta di Dio al di sopra di ogni altra cosa.

Chiarisce così quali sono i possibili stili di vita (rientrano nella logica dell'aut aut: o prendi uno o l'altro, quello che lasci lo abbandoni per sempre):

Vita estetica: dongiovanni = seduttore, vuole conquistare le donne attraverso quelle che sono le sue armi cioè il fascino della cultura e l’uso accorto delle parole, ricerca successo, ma dal punto di vista mentale-psicologico, il seduttore mira ad aver vinto psicologicamente. È un uomo che gioca, vuole imporre la sua intelligenza, il suo spirito, alla preda. È una vita possibile ma noiosa perché non si potrà mai realizzare fino in fondo e ripropone sempre lo stesso gioco.

Quando ti senti disperato (il divertimento ti ha nascosto, ti ha costruito una maschera che ad un certo punto devi togliere) entra in gioco la possibilità di scelta: infondo le scelte che contano vengono fatte quando si è disperati, quando è necessario voltare pagina.
Non necessariamente il secondo punto viene dopo il primo.

Vita etica: il campione della vita etica è il marito (si avvicina a ciò che dice Hegel sulla famiglia). La famiglia di Kierkegaard è vista in modo molto individuale. L'uomo si sacrifica ogni giorno per la collettività (attraverso il lavoro) e per la famiglia sottomettendosi alle loro regole. (Fondamenti: matrimonio, famiglia, lavoro -> modello di vita borghese). C'è un pericolo ed è la routine, l’abitudine, il conformismo: anche questa esistenza caratterizzata da un valore etico diventa noiosa.

Si apre allora una terza possibilità.

Vita religiosa: tratta di questa dimensione della vita nell'opera "Timore e tremore" (1843) incentrata sul racconto biblico del sacrificio di Isacco: Abramo deve sacrificare suo figlio Isacco per volere di Dio. Il momento della fede è il momento della solitudine, dell'incertezza, del dubbio e della paura. La fede non è rassicurante ma sconvolge la ragione e supera i suoi limiti. Ma Abramo decide comunque di obbedire a Dio, sperimentando il contrario di quello che è la religione: se vuoi seguire Dio devi essere pronto a decisioni radicali perché Dio è imprevedibile e la fede è un salto nel buio. È quindi Abramo il rappresentante del terzo ed ultimo modo di vivere.

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