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Kierkegaard: stadio etico


Il personaggio di riferimento è la figura di un giudice, Guglielmo, che rappresenta per Kierkegaard il prototipo ideale dell’uomo borghese: ha una sua posizione lavorativa, ciò che gli permette una certa collocazione sociale, è sposato e quindi realizzato nella vita coniugale e familiare, ha la consapevolezza del suo essere cittadino, rispettoso dello Stato e delle leggi. È la sintesi degli aspetti etici hegeliani: famiglia, società, Stato.
Il simbolo centrale è il marito, colui che ha deciso di fare una sola scelta in modo definitivo, rispetto a cui si assume un impegno costante di viverla giorno per giorno fino in fondo. Sceglie la responsabilità di fronte alla scelta fatta, che non sarà esente dalla ripetizione perché tale scelta sarà costante e fedele nella sua vita. Il marito cerca continuamente di realizzare ciò che ha scelto di essere. Ad un certo punto però, si può cadere nella noia e nella routine; Kierkegaard afferma che l’uomo deve saper effettuare “ la ripresa“: è la capacità di dare nel corso del tempo nuovi stimoli ed emozioni alla scelta che è sempre la stessa. Se non c’è la ripresa avviene il fallimento e da scelta morale si passa a moralismo: a comandare ed obbligare l’uomo a rimanere fermo nella sua scelta non è la scelta stessa ma il senso del dovere. Il moralismo porta l’uomo a sottostare alle norme astratte ed universali ed al senso del dovere, perdendo di vista il fondamento di questo stile di vita, cioè la scelta.
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