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Lo scopo della filosofia secondo Kierkegaard


Secondo Aristotele, la filosofia nasce dalla meraviglia, che spinge l’uomo a porsi degli interrogativi e a cercare di dare un senso alla realtà e alla propria esistenza. Nelle prime righe della sua celebre opera “Aut-aut”, Kierkegaard afferma che ogni essere umano, persino il meno dotato o chi non mostra una grande intelligenza, anche se nella vita occupa una posizione di poco prestigio, ha il bisogno naturale di darsi un senso e di ricercare uno scopo nella propria vita. Pertanto, Kierkegaard incentra la propria filosofia sul singolo, cioè sull’esistenza come tale, e sostiene che la filosofia non debba occuparsi dell’universale, bensì del particolare. Attraverso la sua filosofia, infine, Kierkegaard cerca di comprendere quali siano le caratteristiche dell’esistenza e in che modo si esiste.


Kierkegaard e l’esistenzialismo


Il pensiero filosofico di Kierkegaard getta le basi di quella corrente di pensiero denominata “esistenzialismo”, che si diffonderà e si svilupperà poi nel ‘900, in particolare tra le due guerre mondiali. È bene però tener conto che il filosofo danese non abbia mai utilizzato il termine “esistenzialismo” per definire la sua filosofia ma Kierkegaard può essere considerato il precursore dell’esistenzialismo in quanto egli pone al centro della propria ricerca l’esistenza e tenta di giungere alle caratteristiche dell’ente. Inoltre, Kierkegaard ritiene che l’individuo sia sempre responsabile delle sue libere scelte davanti a Dio, mentre per l’esistenzialista ateo l’individuo si rapporta solo ed esclusivamente con se stesso.
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