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Søren Kierkegaard


Il pensiero filosofico di Kierkegaard si fonda su tre caratteristiche principali: il sentimento paralizzante del possibile, le alternative dell'esistenza e la fede.
Già prima di lui, Kant, aveva indicato come forza motrice dell'uomo la possibilità, reale o trascendentale, di cui aveva analizzato l'aspetto positivo, ritenendola una capacità umana che, seppur limitata, era valida e realizzatrice. Kierkegaard analizza il rovescio della medaglia, sottolineando come la possibilità sia possibilità di realizzazione o di fallimento. Da quest'ultima per Kierkegaard scaturirebbe la minaccia del nulla e ciò porterebbe l'uomo, sempre secondo il filosofo, a sentirsi paralizzato di fronte ad ogni alternativa. L'uomo è instabile tra le alternative opposte che si aprono di fronte a qualsiasi possibilità della vita. Egli stesso nelle pagine finali del Concetto dell'angoscia sembra identificarsi nel “discepolo dell'angoscia”, colui, cioè, che conserva in sé le possibilità annientatrici e terribili che ogni alternativa dell'esistenza prospetta.

La condizione di instabilità, di cui Kierkegaard si sentiva pienamente partecipe, lo portò a studiare gli stadi o i momenti della vita che costituiscono le alternative dell'esistenza tra le quali l'uomo deve scegliere.
Egli, tuttavia, intravede solo nel cristianesimo un rifugio da questa continua incertezza a cui l'uomo è condannato: questa dottrina infatti, secondo Kierkegaard, sottraeva, attraverso l'aiuto soprannaturale della fede, l'uomo all'angoscia e alla disperazione, che ne costituiscono strutturalmente l'esistenza.
La prima opera di Kierkegaard è infatti intitolata, in maniera significativa ed esplicativa, Aut-Aut in cui è presentata l'alternativa di due stati fondamentali della vita: la vita estetica e quella etica. L'Aut-Aut del titolo fa già intendere come questi due stadi non possano essere gerarchicamente e gradualmente posizionati in un percorso di sviluppo ma che, al contrario, i due stadi sono separati da un enorme abisso e che l'uomo per raggiungere l'uno o l'altro deve compiere un salto che lo costringe a scegliere un'alternativa e ad escludere l'altra.

Lo stadio estetico e le figure di Johannes e Don Giovanni

Johannes, protagonista del Diario di un seduttore, è un uomo estremamente scaltro che, avvalendosi di tutti gli artifici della seduzione, porta allo smarrimento e all'inquietudine amorosa una fanciulla di diciassette anni di nome Cordelia. Il seduttore psichico mette in atto una seduzione mediata poiché ha bisogno di «tempo» per predisporre i suoi piani, e anzi egli fa del tempo stesso uno strumento di seduzione. Il suo obiettivo non è tanto quello di possedere una donna fisicamente, quanto quello di possederla psichicamente. Il suo godimento è frutto d'un egoismo raffinato e sottile in quanto consiste non nel far godere la donna ma, viceversa, nel condurla a uno stato di soggiogamento totale, senza essere a sua volta soggiogato in quest'opera di seduzione.

Per mettere in atto il proprio progetto egli si mostra alla sua preda ora distaccato e assente, ora interessatissimo e presente; il suo obiettivo è infatti di rendere la relazione interessante, ed essa è tale quando, lungi dal rinchiudersi nel vincolo delle decisioni e delle scelte, rimane sospesa sull'indeterminato, sul regno dell'infinita possibilità, assumendo le caratteristiche dell'incertezza del gioco, in cui tutte le possibilità sono ancora aperte. Perciò, quando una relazione è compiuta e determinata, essa smette d'essere interessante e allora bisogna trovare ogni mezzo per mollare la preda.
Tuttavia, con questo atteggiamento il seduttore psichico rimane schiavo e vittima dei suoi stessi intrighi e dei suoi conflitti. E infatti il gioco perverso cui egli dà vita rende la sua esistenza costantemente inquieta.
La seduzione sensuale è emblematizzata da Don Giovanni, il protagonista dell'opera di Mozart, che è l'incarnazione della pura sensualità e della spontaneità dell'eros. Il fatto che sia protagonista di un'opera lirica non è casuale: la musica, infatti, in qualche modo costituisce il regno delle passioni, è emozione e sentimento espressi senza che intervenga la mediazione del pensiero. Questo tipo di seduzione si presenta come la chiave di volta che indica la possibilità di sottrarre l'estetica alla determinazione del pensiero. La strategia di seduzione di Don Giovanni non si fonda sul ragionamento, sul calcolo sulla prefigurazione del piacere , ma si basa unicamente sula forza di attrazione emanata dalla passionalità. Egli, infatti, è privo del potere della parola, agisce senza la mediazione del pensiero e del linguaggio, seguendo unicamente l'impulso del desiderio che lo spinge a conquistare non tanto una donna singola, quanto tutte le donne intese come immagine simbolica della femminilità.
La genialità sensuale è irriducibile a qualsiasi altra forma d'arte. Per un verso, essa non può essere rappresentata né dalla scultura in quanto è qualcosa di troppo intimo per poter essere espresso spazialmente o plasticamente, né dalla pittura in quanto non è possibile fissarla in contorni determinati, né tantomeno dalla poesia in quanto richiederebbe la riflessione e la mediazione del linguaggio. Quel che impedisce che la genialità sensuale possa essere scolpita o dipinta o cantata è il fatto che essa non risiede in un momento, bensì in una successione frenetica di momenti che non possono essere fermati in un'immagine scultorea, pittorica o letteraria.
Non a caso, a differenza del seduttore psichico, il seduttore sensuale è presentato da Kierkegaard come colui che non abbisogna di alcun tempo. Egli infatti seduce con l'immediatezza del proprio desiderare, sicché vedere, desiderare e amare per lui non sono tre momenti distinti in successione logica e temporale, bensì le tre facce d'uno stesso atto,la seduzione, compiuto immediatamente.
La categoria di fondo che, quindi, distingue Johannes da Don Giovanni, è la temporalità in quanto è sempre in riferimento al tempo che le due forme di seduzione vengono differenziate. E però, se la seduzione psichica è calata nella temporalità del processo seduttivo quella sensuale, viceversa, è un'autentica trasfigurazione della temporalità, un continuo divenire senza tempo, e perciò la dialettica della seduzione sensuale mette capo all'inesauribilità. Ne consegue che mentre su quella incombe la morte, in questa trionfa la vita. Non a caso Don Giovanni è definito da Kierkegaard come indefinibile e come incompibile.
Don Giovanni incarna insomma quell'amore sensuale che, in quanto somma dei momenti che costituiscono un solo unico momento che si ripeterà all'infinito, è sicuro di sé e vincitore. Di contro, l'amore psichico, proprio in quanto si nutre della mediazione razionale, vive nel dubbio e nell'inquietudine e anzi, poiché tale stato permane anche se sopraggiunge la soddisfazione del desiderio, esso rimarrà sempre permeato dal dubbio e dall'inquietudine stessi.

Rapporto tra eros e musica

Kierkegaard ricorre ad un paradosso per spiegare in che modo eros e musica godano di un rapporto così diretto e privilegiato: la sensualità nel mondo è stata introdotta dal cristianesimo proprio perché ve l'ha esclusa. Infatti, secondo l'assunto dialettico per il quale «ponendo una cosa, indirettamente si pone l'altra che si esclude», il cristianesimo avrebbe introdotto la sensualità nell'atto stesso in cui l'ha negata e condannata attraverso lo spirito che esso ha direttamente introdotto nel mondo.
Ma in tal modo il cristianesimo ha fatto della sensualità una forza e un principio, e quindi una realtà positiva. La sensualità, tuttavia, esisteva anche prima del cristianesimo, ma essa non era determinata spiritualmente, cioè per contrasto con lo spirito, e dunque non era un principio, ma semplice armonia: in Grecia essa era un elemento armonicamente presente ovunque, tra gli uomini così come tra gli dei. E però, non esistendo come principio, non esisteva neppure una rappresentazione simbolica di essa. Eros, dio dell'amore, potrebbe essere considerato un principio ma Eros, nel mondo pagano, è raffigurato non come innamorato a sua volta, bensì come un fanciullo ignaro dell'amore.

Don Giovanni nasce infatti dal dissidio tra la carne e lo spirito introdotto dal cristianesimo. Tuttavia, dal momento che lo spirito è il regno della riflessione e del peccato, la carne, in quanto è il suo opposto egli vive la seduzione nell'indifferenza estetica: nello stadio estetico da lui rappresentato non hanno spazio né la né la riflessione né il pensiero e, di conseguenza, neppure il peccato: è solo presente la passione nella sua forma più pura (eros) e il gioco del costante e continuo desiderare.
Kierkegaard ha talmente a cuore il concetto per cui Don Giovanni non può essere eticamente giudicato e determinato, che egli si spinge a dichiarare la difficoltà di chiamarlo seduttore o anche impostore, epiteti che implicano l'esercizio della riflessione e, di nuovo, della coscienza morale. Don Giovanni andrebbe piuttosto qualificato come desideratore: gli manca il tempo per essere un vero seduttore, il prima, in cui elaborare il suo piano, e il poi, in cui rendersi cosciente della propria azione. Egli insomma non seduce passo per passo, ma anzitutto desidera, ed è questo desiderio ad avere un effetto seducente. E d'altra parte egli, certo, inganna, ma senza premeditazione, senza organizzare il suo inganno in precedenza. Di qui la musica come unica forma d'arte degna e capace di rappresentare la seduzione sensuale, l'eros, che, così come Don Giovanni, mai può essere racchiuso entro certi confini o definizioni.

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