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Kierkegaard

L’esistenza come possibilità. La fede

Come Kant prima di lui Kierkegaard basa la comprensione dell’esistenza umana sulla possibilità: a differenza del primo, che vedeva nell’esistenza umana una capacità positiva, sebbene limitata, egli mette in luce il carattere negativo e paralizzante della possibilità. Ogni possibilità oltre a essere una possibilità-che-sì, è automaticamente una possibilità-che-non: ciò implica la nullità implicita nell’esistenza umana e la minaccia del nulla. L’unica ancora di salvezza per Kierkegaard è la fede nel Cristianesimo: l’aiuto soprannaturale della fede è l’unica cosa che può salvare l’uomo (il singolo, sé stesso) dall’angoscia e dalla disperazione, caratteristiche intrinseche dell’esistenza in quanto uomo.

La categoria del singolo. Kierkegaard e Hegel. Il distacco da Dio. L’ateismo cristiano

La sofferenza è un elemento centrale nella filosofia e nella vita (vari problemi familiari, depressione etc.) del filosofo; questa, si potrebbe dire, è alla base di entrambe. Kierkegaard crede in un’individualità angustiata da ogni cosa. Alla riflessività oggettiva di Hegel, Kierkegaard contrappone una riflessione soggettiva: l’uomo come singolo è direttamente coinvolto nel suo destino, che non è oggettivo e disinteressato, ma appassionato e paradossale. “Più si pensa, meno si esiste”, dice il filosofo: l’uomo che soffre e comprende la derivazione della sua sofferenza è più vicino a Dio, il pensiero è per la massa. L’esistenza quindi, rispetto alla filosofia di Hegel, è pura irrazionalità e fede, che si oppongono alla razionalità e al giustificazionismo. La dialettica tripartita di Hegel è contrapposta alle alternative drammatiche e amletiche dell’aut-aut: queste si escludono, poiché c’è l’essere o il nulla.
Egli percepisce un senso di colpa relativo alla nascita: il distacco da Dio, che è rappresentato da ogni nascita, è la causa di tutte le sofferenze dell’uomo: l’esistenza stessa è l’allontanamento dell’uomo da una condizione iniziale di grazia e unità con Dio, ecco perché l’uomo e la sua esistenza sono miseri. Il male della società, per Kierkegaard, è l’allontanamento da Dio; ecco perché il filosofo critica il Cristianesimo e la Chiesa come istituzione terrena, poiché questi si sono distaccati dalla purezza della dottrina originaria. La sua fede è definibile come ateismo cristiano.

Ricostruzione del pensiero: l’angoscia, la disperazione, la fede

L’angoscia è una condizione implicita nell’esistenza dell’uomo: è generata dal possibile, che costituisce l’esistenza stessa. A differenza di altri stati, non è data da un fattore preciso e determinato, è è generata dal puro sentimento della possibilità. È la risposta alla consapevolezza della finta libertà di scelta. Ogni possibilità positiva dell’esistenza è annientata da ogni possibilità sfavorevole. L’infinità e indeterminatezza della possibilità rende l’angoscia insuperabile.
La disperazione, al contrario, è la condizione in cui l’uomo è posto dal possibile relativo alla sua interiorità e al suo io. La disperazione è inerente alla personalità dell’uomo, al suo rapporto con sé stesso. Se l’Io vuole essere tale, quindi esistere, o non non fa alcuna differenza, in quanto l’Io non può scegliere di vivere e la scelta di voler o non voler esistere è solo apparente, come le altre. Abbiamo anche qui una deficienza di libertà. La fede è l’unica arma contro questa sofferenza: è la
condizione in cui l’uomo, seppur orientato verso sé stesso, non si illude della sua autosufficienza, bensì riconosce la sua dipendenza da Dio.

Gli stati dell’esistenza: estetico, etico e religioso

L’umanità si auto-crea degli scopi. Questi possono essere divisi in tre stati dell’esistenza: estetico, etico e religioso. Lo stato estetico è quello del “Don Giovanni”: è l’uomo che vive di sensazioni, dei piaceri del momento, del “carpe diem” per riuscire a dimenticare la sofferenza dell’angoscia e della disperazione. Lo stato etico, invece è quello del “marito”: ne fanno parte tutti coloro che credono di aver superato il primo stato, e credono di avere degli scopi, la famiglia, i figli, la moglie etc. Freud direbbe che è l’individuo che annulla se stesso nella società, tutto per tentare di sconfiggere l’angoscia, anche in questo caso. Lo stato religioso, quello di Kierkegaard stesso, è quello dei pochi eletti che guardano in faccia la realtà e accettano la loro condizione di sofferenza. Dio ha creato il mondo in questo modo, per l’uomo in realtà non c’è alcuna scelta.

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