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La vita di Kant

E soprattutto sul piano del pensiero, della elaborazione teorica, che si svolge l’esistenza di Immanuel Kant. Nasce da una modesta famiglia di artigiani, ed è il quarto di 11 figli. Educato dalla madre al pietismo (ovvero al movimento di rinascita religiosa, affermatosi in Germania, si contrappone all’ortodossia luterana della chiesa, questo movimento si contraddistingue, per il fatto di contrapporre all’intellettualesimo protestante un carattere sentimentale e di predicare un “cristianesimo pratico” che fa appello alle virtù praticate dai credenti) dal 1732 compie i primi studi presso il Collegium Fredericanum, allievo di Wolff. Nel 1740 Kant si iscrive all’università, dove concentra gli studi sulle discipline scientifico-matematiche e sulla filosofia. Dopo la morte dei genitori, Kant è costretto per un lungo periodo a fare il precettore presso nobili famiglie della Prussia orientale e a dare lezioni private. Successivamente tiene nell’università corsi a pagamento. Solo a 46 anni, nel 1770, viene nominato professore ordinario di logica e metafisica nella stessa università. Kant è il primo dei grandi filosofi moderni che di professione fa il docente universitario e si mantiene con i proventi dell’insegnamento. Appare agli studenti come un “Maestro di umanità”. La sua è una “filosofia che desta il pensiero”. In un arco di tempo che va dl 1781 al 1790 pubblica le tre “Critiche”, della ragion pura, pratica e della Facoltà di Giudizio, che racchiudono i problemi e le tesi principali della sua filosofia e che lo faranno conoscere in Germania e negli altri paesi europei. Dopo la morte del re Federico II e lo scoppio della rivoluzione in Francia, il successore Federico Guglielmo II reprime le idee non conformi all’ortodossia luterana e vede negli eventi rivoluzionari una conferma della pericolosità delle “idee anticristiane”. Così nel 1793 per aver pubblicato La religione entro i limiti della sola ragione, Kant riceve una censura e rischia la sospensione dall’insegnamento, è quindi costretto a non occuparsi di temi religiosi. Trascorre gli ultimi anni della sua vita in una condizione di impotenza intellettuale e perdita di memoria e nell’impossibilità di concludere l’opera con la quale contava di portare a compimento la sua filosofia, quindi muore nel 1804.

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