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Kant - il pensiero su religione, storia, diritto e politica


Religione

Nella Religione entro i limiti della sola ragione Kant presenta la sua concezione puramente razionale della religione. Per lui la religione è essenzialmente la conoscenza che l’uomo ha dei propri doveri, presentati come comandamenti divini. Essa nasce da una esigenza morale, cioè dal fatto che gli uomini tendono ad unirsi per costituire la società in cui tutti osservano la legge morale, affinché ognuno si senta confortato nella sua lotta contro il male e stimolato nel suo impegno a fare il bene. Kant dice che in fondo alla natura umana c’è il “male radicale” che spinge l’uomo ad obbedire più agli impulsi sensibili, agli istinti piuttosto che alla ragione. Attraverso questa unione, però, gli uomini si aiutano reciprocamente e si orientano verso la ragione. Questa società di spiriti è la vera Chiesa, cioè la “Chiesa invisibile”, alla quale ogni uomo appartiene in quanto rispetta la legge morale. In quanto l’uomo ha bisogno di una Chiesa visibile e ha bisogno di rappresentarsi i comandi della legge morale come comandamenti divini, accompagnati da un premio per chi li osserva e da un castigo per chi li viola, si passa da una religione razionale, o naturale, alla religione positiva. Per Kant il cristianesimo è l’unica religione positiva, che possa essere ridotta a religione naturale e che, pertanto, è la più alta tra tutte le religioni positive. La concezione kantiana della religione è illuministica.

Storia

Nelle Idee per una storia universale e nello scritto Per la pace perpetua Kant elabora la sua concezione della storia affermando che quest’ultima contiene in sé una tendenza finalistica verso la pace. Le guerre sono inutili, in quanto non fanno altro che sostituire ad ordini precedenti ordini nuovi, destinati anch’essi ad essere distrutti. Le condizioni necessarie per l’istituzione della pace perpetua sono tre:
    L’adozione, da parte di ogni Stato, di una costituzione repubblicana, cioè basata sul consenso di tutti, perché, dove tutti possono decidere le sorti dello Stato, prevale la scelta a favore della pace piuttosto che della guerra.
    La creazione di una federazione mondiale fra tutti gli Stati
    La creazione di un “diritto cosmopolitico”, cioè internazionale che deve essere compiuta dalla federazione, il quale renda possibile la libera circolazione degli uomini da uno Stato ad un altro

Diritto

Nella Metafisica dei costumi (dove Kant espone la sua etica) Kant fa una distinzione tra la “legalità”, cioè il semplice rispetto esteriore della legge e la “moralità”, che è il rispetto della legge attraverso il senso morale interno all’uomo. Solo la moralità ha valore morale, mentre la legalità costituisce il diritto. Il diritto è un insieme di norme che regolano le azioni esterne, prescindendo dall’intenzione di chi agisce. Esso stabilisce cioè delle sanzioni per chi trasgredisce le norme. La parte razionale del diritto è il diritto naturale: esso fornisce i principi immutabili per ogni legislazione positiva. Tali principi si riducano sostanzialmente ad uno, quello secondo cui ciascuno deve essere libero di agire entro i limiti in cui la sua libertà non impedisca quella di tutti gli altri. La libertà è sia fondamento della legge morale, sia del diritto naturale.

Politica

La società politica non nasce dalla felicità (come sosteneva la tradizione aristotelica) né in vista della semplice sicurezza (come sosteneva Hobbes), ma nasce dall’esigenza di libertà degli uomini, che rinunciano, cioè, alla libertà selvaggia e sfrenata dello stato di natura (che non è vera libertà ma soggezione agli impulsi sensibili), per trovare la libertà nel rispetto di una legge che essi stessi si sono dati. Il passaggio dallo stato di natura a quello civile avviane per contratto sociale, inteso come un’idea della ragione, cioè una spiegazione razionale della società politica, che fonda sul consenso di tutti l’obbligatorietà delle leggi e vincola i legislatori a fare le leggi che rispecchino la volontà del popolo. Ogni Stato si deve avvicinare il più possibile allo Stato ideale che si basa su tre principi:
    La libertà di ogni membro della società in quanto uomo
    L’uguaglianza tra tutti i membri della società in quanto sudditi
    L’indipendenza di ogni membro della società in quanto cittadino.
L’uguaglianza è la condizione in cui tutti si trovano davanti alla legge, ad eccezione del sovrano, che non è membro dello Stato, ma è il fondatore e colui che lo conserva: essa non è uguaglianza di condizioni sociali ed economiche, ma uguale possibilità per ciascuno di giungere a quel livello sociale ed economico che le sua capacità gli consentono. L’indipendenza è la possibilità di ciascuno di partecipare al potere legislativo attraverso il voto. Per Kant, tuttavia, hanno diritto di voto solamente chi è padrone di sé stesso, cioè chi dispone di una proprietà sufficiente per mantenersi (i borghesi e non gli operai). Per garantire i principi di libertà, uguaglianza e indipendenza è necessaria la divisione dei poteri. Il potere legislativo deve appartenere al popolo. Ciò, però, non significa necessariamente che lo Stato debba essere democratico: basta che la volontà del popolo si identifichi nella legge e che si esprima attraverso un sistema rappresentativo. Tale Stato p definito da Kant “repubblicano”. Kant è contrario a qualsiasi forma di rivoluzione e ritiene doveroso comunque di obbedire all’autorità avendo, però, il diritto di criticarla.
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