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[Kant, Immanuel - Massime, imperativi e considerazioni sulla religione]

Vi sono diversi gradi di comando morale:
le massime, ossia regole, norme, che ci si dà ma che hanno valenza soggettiva, come la decisione di non mangiare qualcosa perché si è consapevoli del fatto che ci faccia male. Non sono poco importanti, anzi, la loro esistenza è fondamentale perché ognuno si comporta di conseguenza e spesso derivano dalle esperienze personali, però non possono arrivare ad essere leggi universali e valide univocamente
gli IMPERATIVI, norme oggettive che si suddividono in imperativi ipotetici e imperativi categorici. I primi si formulano con un condizionali, indicano cosa bisogna dare per raggiungere un fine dunque postulano la condizione necessaria per raggiungere uno scopo il cui compimento dipende dalla volontà e poi, a seconda dei casi, magari anche dalle abilità e inclinazioni. Sono basati su qualcosa che hanno tutti gli uomini in maniera intrinseca, ossia la ragione. Gli altri invece sono qualcosa che si deve fare semplicemente perché la ragione dice di farlo, possono assurgere a universali perché non dipendono da una soggettività come le massime e non si fanno per raggiungere un fine, sono svincolati dalla soggettività e dall’empiricità (il dipendere da ciò che si fa e dalle proprie abilità), dunque hanno un valore universale e valgono per tutti gli esseri razionali proprio perché imposti dalla ragione.

Le leggi della religione hanno un fine, quello di andare in paradiso, pertanto non possono essere considerate leggi morali perché finalistiche e non osservate per necessità, in più sono esterne agli uomini, non interne, mentre secondo Kant la legge morale è autonoma (come si evince dall’epitaffio) e non eteronoma, si conosce da sempre come soggetto uomo. Con questo ragionamento, Kant scredita i pensieri dei filosofi precedenti, ad esempio, che riguardavano la scommessa su Dio, in quanto non si può pensare ai fini.
E’ importante in quanto si discosta da tutte le filosofie morali del passato, come quella cristiana, che ha in sè un filo morale basato su dei dettami: Kant dice che sebbene questi possano essere condivisibili non possono essere universali perché decadono qualora non si creda in Dio.

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