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La Critica della Ragion Pratica

In quest’opera, Kant cerca di dare una spiegazione di quello che nell’uomo è un desiderio, un bisogno di libertà, di infinito, di Dio.
Critica le morali eteronome, cioè tutte le etiche del passato costruite attraverso condizionamenti esterni all’uomo e della religione, degli usi e dei costumi in cui uno è cresciuto, tenendo conto di culture e tradizioni; si chiede se anche nell’ambito della morale sia possibile un’indicazione di comportamenti che valga per tutti gli uomini, quindi Kant ritiene che si possa parlare di una morale valida per tutti.

L’uomo ha all’interno di sé un imperativo categorico, il “Tu devi” e fa tre esempi:
1) Agisci in modo tale che la tua azione possa diventare legge universale.
2) Agisci in modo tale che l’uomo sia sempre il fine e mai il mezzo delle tue azioni.

3) Agisci in modo tale che la tua volontà possa diventare legge universale.

L’imperativo categorico non dà indicazioni precise, è autonomo da qualsiasi condizionamento religioso o culturale ma ammette anche l’imperativo ipotetico che dà indicazioni pratiche di comportamento (consiglia ciò che è bene, giusto), non ha una morale e non dipende dall’imperativo categorico che ciascuno di noi ha. L’imperativo categorico se è positivo quello ipotetico agisce bene; se è negativo, quello ipotetico agisce male.

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