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Parte dal dato di fatto secondo cui l'uomo ha in sè una legge morale reale, vera che esiste a priori in tutti gli uomini in virtù della quale quando ci comportiamo male stiamo male, e assoluta, ovvero deve essere sciolta da condizionamenti esterni. Mentre in ambito scientifico era importante che l'intelletto o l'intuizione si servissero delle sensazioni esterne, la legge morale deve decondizionarsi dall'esterno.
Il primo attributo della legge morale è che essa è una legge categorica, cioè si esprime nella forma del comando fine a sè stesso. Per dimostrare che è una legge categorica passa in rassegna tutte le forme di comando:
• la massima, una prescrizione di tipo soggettivo, non morale
• gli imperativi ipotetici che prescrivono un comando in funzione di un fine esterno, per cui non sono morali
• gli imperativi categorici, gli unici morale, che prescrivono un comando fine a sè stesso.

Indica poi tre formule dell'imperativo categorico:
• Agisci in modo che la tua massima istituisca una legislazione universale. Il dovere che mi do devo volere che valga come legge universale e che quindi tutti gli uomini la seguissero.

• Agisci in modo da considerare l'uomo che è in te e negli altri mai come un mezzo ma sempre come un fine. Non usare nè gli altri nè te stesso come un mezzo ma come un fine, permettendo all'altro di realizzare sè stesso, rispettando la sua e la tua dignità.
• Agisci in modo che la tua volontà possa istituire una legislazione universale. Mentre nella prima formula Kant pone l'accento su cosa faccio, con la terza dice che la mia volontà deve essere capace di creare intorno a me le condizioni perchè diventi una legislazione universale, in modo che io possa cambiare il mondo.

Il secondo attributo della legge morale è rappresentato dalla formacità, vale a dire che la legge morale prescrive un comando che indica non cosa esattamente devo fare ma indica come devo scegliere quel che devo fare. La legge morale non è contenutistica, non ha contenuto, prescrive la forma non il contenuto.
Questa caratteristica è tale per cui Kant dice che il terzo attributo della legge morale è l'antiutilitarismo, io compio questo dovere senza averne alcuna utilità. Kant arriva a dire che l'azione è morale se nel compierla tu fai il tuo dovere senza pensare ad alcun vantaggio. Dopo di che può essere che io sbagli: se quando l'ho compiuta avevo la buona intenzione e pensavo di agire per istituire una legislazione universale, l'azione era morale. è l'intenzione che stabilisce la moralità dell'azione, il valore di un'azione non discende dal suo successo. Quello che conta non è il risultato, ma la volontà, la buona intenzione. La morale di Kant è la morale della buona intenzione: se l'intenzione era buona, l'azione è stata morale.

Il quarto attributo è l'autonomia e l'autonormatività nel senso letterale del termine ovvero di dare norme a sè stessi. La legge morale è tale in quanto l'uomo deriva da sè la propria condotta, da a sè le proprie norme. E queste norme devono essere dedotte dalla razionalità, non dall'emotività. Ci dice che non un'autorità a dire cosa devo pensare o fare, devo arrivarci con la mia testa, è la ragione che mi dice cosa fare e come farlo. Bisogna fare questo sacrificio nella convinzione che il nostro IO starà molto meglio.

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