Critica della ragion pratica

Nella "Critica della ragion pratica" Kant affronta il problema della fondazione della morale: egli si propone di trovare le condizioni a priori necessarie e universali che la rendono possibile,e le individua nella stessa ragione umana. Secondo Kant la legge morale è inscritta in noi come un fatto della ragione che s'impone come un dovere,ma fa delle distinzioni ben precise fra la morale condizionata,detta imperativo ipotetico (ad esempio: "se vuoi essere onorato,rispetta la parola data") e incondizionata,detta imperativo categorico (ad esempio: "non mentire mai"). La prima, secondo il filosofo non è morale "sincera" poiché chi (prendendo d'esempio il caso menzionato sopra) "rispetta la parola data" lo fa per "essere onorato" e non per un fatto morale; mentre nell'altro caso chi (prendendo d'esempio l'altra frase) non mente mai,lo fa per una questione di morale vera. Il filosofo quindi configura un'etica in cui i comportamenti hanno la "forma" delle azioni morali che,per essere tali devono corrispondere al principio di universalizzazione,secondo il quale un'azione è morale solo se possiamo volere che essa divenga comportamento di norma di tutti gli uomini.Ipotizza poi tre formulazioni dell'imperativo categorico: -agisci soltanto secondo la massima per il quale puoi volere che un comportamento morale divenga norma di comportamento universale; -agisci in modo da trattare l'umanità e te stesso come fine e non come mezzo;

-agisci in modo tale che la volontà possa considerarsi universalmente legislatrice.
La morale ha influenza,secondo il filosofo anche sulla religione: l'uomo religioso si comporta in modo morale perché sa che prima o poi verrà giudicato dall'onnipotente, anche se si tratta di imperativo ipotetico,poiché le azioni hanno un secondo fine,si tratta comunque di morale.

Hai bisogno di aiuto in Filosofia Moderna?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email