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Immanuel Kant - Tempo, estetica e ragione


La ragione: per Kant, è l’intelletto che si applica oltre l’esperienza
Analitico: l’attributo è già contenuto nel soggetto

Il tempo secondo Kant


Il tempo possiede nel nostro modo di ordinare gli oggetti una sorta di primato poiché noi utilizziamo sempre il tempo, anche quando ci occupiamo dello spazio.

Per Kant la ragione è un principio universale: la facoltà che crea collegamenti universali.
Per Kant le facoltà della conoscenza sono tre: la sensibilità, che dà luogo alla conoscenza sensibile o estetica; l’intelletto, che dà luogo alla conoscenza intellettiva e il sentimento, che è la facoltà attraverso la quale esprimiamo la relazione che vi è tra un oggetto e noi, noi inteso come il nostro gusto. Dal sentimento emerge la concezione di bellezza. Dalla bellezza derivano i giudizi, che sono di due tipi: i giudizi teleologici e quelli estetici. I giudizi sono teleologici quando vi attribuiamo il significato di fine, scopo, mentre sono estetici quando da essi desumiamo la bellezza. La bellezza è la corrispondenza tra il sentimento e il gusto. La bellezza è dunque un elemento soggettivo. Da qui l’espressione “è bello ciò che piace”, perché la bellezza è un criterio soggettivo, ma non è particolare e relativo. La bellezza è soggettiva in quanto essa non risiede di per sé nelle cose, ma è attribuita alle cose dal soggetto, dipende dal soggetto poiché siamo noi che la mettiamo nelle cose. Dunque, come tutto ciò che proviene dal soggetto, essa è trascendentale. Il soggetto per Kant è chi conosce, mentre l’oggetto è ciò che è conosciuto.

La scienza è un potentissimo strumento di conoscenza, ma essa non è in grado di spiegarci qual è il significato delle cose. Per rispondere a questa domanda l’uomo può cercare di trovare una forma di sintonia tra sé e gli oggetti, ma si tratta di una sintonia che l’uomo mette negli oggetti, dunque egli non può rispondere alla domanda in maniera oggettiva ma solo in maniera soggettiva.
Che rapporto c’è tra soggetto e oggetto nella conoscenza?

“Due cose riempiono l’anima di stupore: il cielo stellato sopra di me; la legge morale dentro di me”. Queste sono le due cose che noi scopriamo esistere al di fuori di noi stessi e che provocano in noi una meraviglia enorme. La contemplazione dell’universo portò l’uomo a studiare le scienze e a creare le religioni e i culti, mentre la scoperta di una legge morale lo induce a chiedersi se sia giusto o meno compiere un’azione e di conseguenza ad agire nel modo migliore. Questa legge morale dentro di noi è fonte di stupore poiché l’uomo si chiede “come mai gli esseri umani, tra tutte le specie viventi, posseggono questa straordinaria prerogativa?”

La bellezza non è il risultato della conoscenza, dunque non è razionale, ma scaturisce dal sentimento.

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