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Dottrine economiche affermate dall'illuminismo

Contro la teoria del mercantilismo, che, durante l'assolutismo politico, favoriva l'afflusso dell'oro e dell'argento, proteggeva le esportazioni e ostacolava le importazioni con i dazi (protezionismo), si afferma, in Francia, la fisiocrazia e, in Inghilterra, il liberalismo economico.
La fisiocrazia, di cui sono esponenti Francesco Quesnay (1694-1774) e Giacomo Turgot (1727-1781), riconosce nell'agricoltura l'unica vera e certa sorgente della ricchezza dell'individuo e dello stato e proclama l'individualismo economico: di qui nasce la libertà di produzione e di commercio (libero scambio di merci), che rifiuta qualsiasi ingerenza dello stato.
Il liberalismo economico, fondato dallo scozzese Adamo Smith (1723-1790), accetta ed eredita dalla fisiocrazia i principi dell'individualismo, del libero scambio e della soppressione dei dazi protettivi; tuttavia, al contrario di quanto proposta dai filosofi fisiocratici inglesi, riconosce nell'industria, e non più nell'agricoltura, la fonte di ogni ricchezza dell'individuo e dello stato. Attraverso questa concezione si introducono e si giustificano la reciproca concorrenza, il libero scambio, con l'abolizione delle dogane e dei dazi, e la suddivisione del lavoro (istituzione della catena di montaggio).

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