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Hume critica i concetti di spazio e di tempo con due argomentazioni.
1. Le idee dello spazio e del tempo non hanno origine dalle impressioni: infatti con la vista e col tatto si hanno solo le immagini dei punti colorati e tangibili che costituiscono qualsiasi oggetto, come, ad esempio, un’arancia o una sedia che sta davanti al soggetto senziente, e non si ha la percezione dello spazio, che sarebbe una nuova e diversa impressione in aggiunta all’immagine visiva e tattile; ugualmente con l’udito si ascolta il suono delle parole pronunciate una dopo l’altra da qualcuno e non si percepisce in nessun modo il tempo, la cui immagini è diversa da quella prodotta dal suono.
2. Inoltre nei concetti di spazio e di tempo è implicita l’idea di un insieme composto da parti, spaziali e temporali, ciascuna delle quali possa essere divisa all’infinto; in effetti, in questa divisione, non è possibile procedere oltre quanto si vuole e si trovano punti spaziali e istanti temporali che non sono ulteriormente divisibili: punti privi di estensione e instanti privi di durata, li chiama Hume. Perciò le idee di spazio e di tempo sono contraddittorie perché l’estensione spaziale e la continuità temporale non possono essere formate da punti e da istanti che non sono divisibili in quanto inestesi e privi di durata.

La conclusione di Hume relativamente allo spazio ed al tempo è diversa da quella di Newton, secondo cui invece spazio e tempo esistono realmente e sono come vasti recipienti, entro i quali sono sistemate le cose e si svolgono gli eventi.

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