Concetti Chiave
- Hobbes utilizza il concetto di "natura umana" in modo empiristico, affermando che non ha valore normativo e che le leggi positive sono necessarie per creare una normatività.
- L'artificio è centrale nella costruzione dello stato e dell'ordine politico, poiché fornisce obbligatorietà e sicurezza in un contesto di disordine naturale.
- Il patto hobbesiano è concepito come un atto di sottomissione piuttosto che di associazione, evidenziando la necessità di ordine attraverso l'artificio.
- Hobbes rompe con il paradigma aristotelico, sostenendo che non c'è continuità tra natura umana e ordine politico, ma una contraddizione fondamentale.
- Contrariamente all'idea aristotelica di una naturalità dello stare insieme, Hobbes afferma che questa non si applica all'essere umano come per altre specie sociali.
Indice
Qual è la natura umana secondo Hobbes?
Non viene cancellata la natura umana, ma viene cancellato ogni suo fondamento ontologico o morale. Hobbes non ha paura di usare “natura umana”, ma lo usa in un senso dato dal suo fondamento empiristico, dal suo funzionamento e dal fatto che quella categoria, per quanto ancora esista, non ha in sé alcun valore normativo; tant’è che per costruire normatività deve costruire leggi positive, cioè un potere artificiale, un artificio.
L'artificio e l'ordine politico
La dimensione dell’artificio riguarda la costruzione dello stato, della politica, perché riguarda l’obbligatorietà e una produzione artificiale di sicurezza, ma è addirittura qualcosa che riguarda la costruzione dello stato di natura: esso è infatti un’ipotesi artificiale, mentale. Ad unire questi due aspetti c’è l’idea hobbesiana che l’artificio sia ciò che mette ordine là dove ordine non c’è: la natura è il luogo del disordine, mentre l’accordo razionale è il luogo dell’ordine. Il patto non è un patto di associazione ma di sottomissione.
Rottura del paradigma aristotelico
C’è una radicale rottura del paradigma aristotelico: tra natura umana e ordine politico non c’è più alcun tipo di continuità, ma addirittura contraddizione. Come lo stesso Hobbes scrive: «È vero che certe creature viventi, come le api e le formiche, vivono fra loro in società (e sono perciò annoverate da Aristotele tra le creature politiche) e tuttavia non hanno altra direzione che i loro giudizi e appetiti particolari, e non hanno la parola con la quale l’una possa significare all’altra che cosa pensa sia vantaggioso per il beneficio comune; alcuni perciò possono forse desiderare di sapere perché il genere umano non può fare lo stesso». L’idea aristotelica secondo la quale c’è una naturalità dello stare insieme, così radicale da essere attribuita persino alle api e alle formiche, non vale in nulla per l’essere umano, non è per nulla così.
Domande da interrogazione
- Qual è la visione di Hobbes sulla natura umana e il suo valore normativo?
- Come Hobbes descrive il rapporto tra artificio e ordine politico?
- In che modo Hobbes rompe con il paradigma aristotelico riguardo alla natura umana?
Hobbes utilizza il concetto di "natura umana" in un senso empiristico, affermando che non ha valore normativo intrinseco. Per costruire una normatività, è necessario creare leggi positive e un potere artificiale (come indicato nel testo).
Hobbes sostiene che l'artificio è fondamentale per la costruzione dello stato e della politica, poiché produce sicurezza e ordine in un contesto di disordine naturale. Il patto sociale è visto come un atto di sottomissione piuttosto che di associazione (come evidenziato nel testo).
Hobbes contraddice l'idea aristotelica di una continuità tra natura umana e ordine politico, affermando che non esiste una naturalità nel vivere insieme per gli esseri umani, a differenza di altre creature sociali come api e formiche (come riportato nel testo).