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L'esistenza autentica


Dell’Esserci, considerato nella sua autenticità e totalità, fa parte anche la fine stessa dell’Esserci, cioè la morte. La morte è la possibilità dell’Esserci più propria, incondizionata, certa e, come tale, indeterminata e insuperabile. -Essere e tempo.

Soltanto riconoscendo tale possibilità l’uomo ritrova il proprio essere autentico e comprende veramente se stesso. La morte diventa la possibilità per eccellenza dell’Esserci per il semplice fatto di essere la fine dell’Esserci. L’esistenza inautentica è una “fuga” davanti alla morte, mentre l’esistenza autentica è l’“essere-per-la-morte”: comprendendo ed accettando la possibilità della morte come impossibilità dell’esistenza, l’uomo ritrova il suo essere autentico.

A questa comprensione, però, si accompagna un sentimento costante, quello dell’angoscia, che è ben distinta dalla paura, in quanto quest’ultima è sempre volta verso un oggetto determinato e reale. L’angoscia si manifesta come “nientificazione”: colloca l’uomo dinanzi al nulla e rivela il significato autentico della presenza dell’uomo nel mondo, ovvero il “tenersi fermi nell’interno del nulla”.Esistere autenticamente implica il coraggio di guardare in faccia alla possibilità del proprio non-essere, morire, accettare la propria finitezza.
L’esistenza autentica progetta la “decisione anticipatrice” di esser-per-la-morte, nel senso che accetta di convivere con la possibilità della morte e sceglie di liberarsi da una vita anonima.
[... l’Esserci è] innanzi alla possibilità di essere se stesso, in una libertà appassionata, affrancata dalle illusioni del Si, effettiva, certa di se e piena d’angoscia: la libertà per la morte.
-Essere e tempo, par. 53
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