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La fenomenologia dello spitito di Hegel viene definita tale in quanto descrive il percorso che lo spirito compie manifestandosi nel mondo e del modo in cui la coscienza si manifesta fino a diventare spirito. È stata paragonata ad un romanzo che descrive le vicende della coscienza fino al Sapere Assoluto. Hegel tiene presente per l'appunto due modelli: quello di Goethe e quello di Novalis come esempio. La fenomenologia di divide in sei parti, otto comprese prefazione e introduzione (coscienza, autocoscienza, ragione, spirito, religione e sapere assoluto).
La coscienza si articola in tre momenti: certezza sensibile, percezione e intelletto. La coscienza rappresenta il momento nel quale essa crede che la verità è ciò che ci circonda. Nella certezza sensibile la coscienza crede che sia tutto vero quello le appare e che sente. Hegel ci fa capire che la cosa che ci appare più vera in realtà è la cosa più astratta, ovvero la cosa più lontana dal concreto e bisogna abbandonare il piano della certezza sensibile credendo che la verità della cosa sta nelle qualità che ogni cosa attraverso la percezione mi rivela.

Per Hegel la verità sta nella percezione, ma in realtà chi unisce, raggruppa e unifica è l'intelletto. Qui la coscienza comprende che la verità non sta nella qualità ma nell'intelletto che mette insieme, unifica. Quindi si scopre che la verità sta nelle sue funzioni. Con l'intelletto la coscienza consapevole di sé e così diventa autocoscienza, una coscienza che si confronta con l'altro ovvero nel momento dell'autocoscienza essa si incontra con altre autocoscienze. Si passa così da un piano individuale ad un piano sociale.

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