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Fenomenologia dello spirito


La parola “fenomenologia” viene dal greco phainomenon che significa “ciò che appare”, e da logos, ovvero “discorso, dottrina”, e, in effetti, per Hegel l’apparire dello spirito stesso si traduce con la conoscenza e la ragione, e quindi con la scienza di ciò che appare. Nell’omonima opera, datata 1807, il filosofo tedesco enuncia il principio della risoluzione del finito nell’infinito in due modi diversi: il primo è la prospettiva diacronica o fenomenologica, che analizza la vicenda storica, il viaggio dall’alba della civiltà che la coscienza umana ha compiuto per arrivare a conoscere se stessa. Il secondo modo è la prospettiva sincronica, chiamata così perché prende in considerazione l’eterna coesistenza nel reale di logos, spirito e natura, i tre “momenti” che formano il cosiddetto “sistema dell’Assoluto”. Visto che quest’ultima prospettiva appare in tutte le determinazioni fondamentali della realtà, Hegel ne segue l’impostazione nel capolavoro che stiamo trattando. Questo si applica anche a singole realtà, ad esempio, il Sacro Romano Impero: il logos è rappresentato dalle leggi romane, la natura è l’ambiente in cui queste leggi sono applicate, e lo spirito è la conoscenza concreta del diritto germanico. Si tratta comunque di un evento storico che quindi dovrebbe essere analizzato con una prospettiva diacronica, però è una sintesi di prospettive diacroniche, perché questo Impero è la sintesi della religione cristiana, del sistema giuridico romano e dei costumi dei popoli germanici; perciò, è considerato con quella sincronica.
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