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Galileo Galilei- la ricerca scientifica e la trasmissione dei risultati

Nel Sidereus Nuncius, Galilei descrisse i primi risultati delle sue osservazioni astronomiche effettuate col cannocchiale, uno strumento ottico che egli aveva perfezionato modificando le lenti e aumentandone la distanza visiva in modo da poterlo usare come telescopio puntandolo verso il cielo. Le sue osservazioni sperimentali portavano alla dimostrazione certa di due fatti: quelle che fino ad allora erano state considerate stelle in realtà erano pianeti e non erano fermi ma giravano intorno al sole. Così se la concezione copernicana poteva ancora passare per un’ipotesi matematica, le conclusioni di Galileo affermavano una verità diversa da quella che, con una interpretazione ingenua, veniva allora-attribuita alla Bibbia e cioè che il sole si muovesse attorno alla Terra.
Si poneva a questo punto il problema di conciliare l’osservazione scientifica con la Sacra Scrittura, disancorando la religione dalla cosmologia aristotelica. Galilei elaborò una soluzione: la scienza naturale e la Sacra Scrittura esprimono con due linguaggi diversi una medesima verità. Ma, mentre la Sacra Scrittura si rivolge a un pubblico vasto e incolto, utilizza un linguaggio che può non essere rigoroso, la scienza conduce a verità basate su leggi proprie della natura. Da Dio proviene una verità unica, che nella Scrittura si esprime in immagini, mentre nella natura (che come la Scrittura è opera di Dio) si manifesta all’uomo attraverso sensate esperienze e necessarie dimostrazioni. La Scrittura, quindi, non deve essere assunta come fonte di verità scientifiche. Questa tesi venne posta sotto accusa, poiché non era consentito a un laico di prendere posizione in materia di interpretazione della Scrittura.
Il cardinale Roberto Bellarmino (1542-1621) fece il punto della questione distinguendo chiaramente tra le ipotesi matematiche, sempre lecite, e la convinzione inaccettabile che, nella realtà, la Terra girasse intorno al Sole. Nel 1621, in occasione della comparsa di tre comete e in polemica con un libretto scritto da un padre gesuita, Galileo scrisse l’opera II Saggiatore.
La portata metodologica e filosofica del suo lavoro fu ancora più evidente quando, nel 1632, pubblicò il Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo tolemaico e copernicano, un complesso trattato di filosofia naturale, dove tre personaggi, Salviati (lo stesso Galilei), Sagredo (un gentiluomo aperto alla nuova scienza) e Simplicio (un aristotelico) discutono pro e contro le due grandi concezioni cosmologiche dell’epoca, quella aristotelico-tolemaica e quella copernicana. L’opera è molto importante: è un vero e proprio dialogo, è scritta in volgare e si rivolge a un pubblico non accademico per mostrare l’insostenibilità della fisica aristotelica e la validità della cosmologia copernicana, per la quale l’autore porta prove fisiche inconfutabili Nel 1633 Galileo fu condannato dal Tribunale dell’Inquisizione, ma ciò non pose fine alla sua attività scientifica: nel 1638 pubblicò all’estero (a Leida) l’opera Discorsi e dimostrazioni matematiche, dove affrontava i problemi fisici legati al movimento e ai principi che lo regolano e varie questioni sul movimento dei proiettili. Galileo evocava l’immagine della natura come un grandissimo libro che continua- mente sta aperto davanti agli occhi degli uomini, un libro scritto nel linguaggio matematico che non si può comprendere se prima non s’impara a conoscere i caratteri nei quali è scritto.
L’intelletto umano può cogliere nei fenomeni naturali aspetti che non richiedono un’interpretazione soggettiva, ma sono propri delle cose stesse: grandezza, forma, numero, movimento. Sono le qualità primarie dei corpi, che conosciamo attraverso l’aritmetica, la geometria, la meccanica. Mentre colori, sapori, odori, suoni sono qualità secondarie, che dipendono dall’esistenza di un apparato sensitivo, le qualità primarie hanno la peculiarità di essere misurabili, cioè rappresentabili, attraverso strumenti adeguati, in quantità, cioè in numeri. Strumento essenziale per la comprensione della natura è la matematica, che è fondamento di certezza.
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