gaiabox di gaiabox
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La scienza della natura deve sottomettersi all'autorità dell'esperienza. Il filosofo deve accostarsi alla realtà naturale per osservarla e studiarla direttamente. Questo è il significato della celebre metafora -- usata da Galilei nel Saggiatore -- del "libro dell'universo", cioè la natura stessa, che deve sostituire i libri di carta su cui si affaticano inutilmente gli aristotelici.

L'appello all'esperienza sensibile non rappresenta però in sé una peculiarità del metodo galileiano. Sappiamo infatti che alla conoscenza sensibile attribuisce un ruolo di primo piano anche il naturalismo rinascimentale, con Telesio; e che la stessa gnoseologia di Aristotele è caratterizzata da un robusto empirismo: ricorderemo il motto aristotelico «nihil est in intellectu, quod prius non fuerit in sensu», «nulla può esser conosciuto intellettualmente se non viene percepito con i sensi».

E necessario allora domandarsi in quale senso l'esperienza sensibile intervenga nella metodologia galileiana: si tratta di un senso differente da quello della tradizione aristotelica e del naturalismo rinascimentale, i cui precedenti devono essere piuttosto ricercati nella riflessione di Leonardo da Vinci, influenzato a sua volta dal matematismo della tra-dizione platonico-pitagorica ( Il naturalismo filosofico rinascimentale).

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