Fichte

Vita e Opere

Fichte nasce in Germania da una famiglia povera, ma la sua genialità viene fuori fin da giovane. Da grande frequenterà il College di Jena dove poi si laurea. Il suo approccio filosofico nasce con la lettura delle opere di Kant e con la stesura di una sua opera "Ricerca di una critica di ogni rivelazione" ispirata proprio alle teorie di Kant. Successivamente insegnò alla stessa
Jena, i suoi corsi furono molto affollati così da organizzare anche lezioni domenicali. Tra i suoi scritti infatti c'è n'è anche uno ispirato alla sua dedizione all'insegnamento "Lezioni sulla missione del dotto". Tra le altre opere ne ritroviamo anche una a carattere politico "Discorso alla nazione tedesca", dove il filosofo invita il popolo tedesco a farsi guida degli altri popoli.
Nel corso della sua carriera da insegnante fu costretto ad abbandonare il College poiché dichiarato ateo, così si trasferì a Berlino.

"La dottrina della scienza"

In quest'opera è racchiusa la filosofia di Fichte, filosofia dell'infinito, un'infinito che può essere identificato nell'uomo stesso. In questo modo Fichte vuole costruire una filosofia che sia sapere assoluto partendo dal concetto di dialettica. Il processo dialettico non è determinato o cronologico ma parte da intuizioni intellettuali, ossia immediata apprensione di ciò che non è sensibile, e si suddivide in tre fasi: tesi, antitesi e sintesi che rappresentano i tre principi fondamentali dell'io infinito. Con la tesi l'io pone sé stesso come attività creativa, principio primo del sapere, condizione incondizionata di sé stesso e della realtà. Con l'antitesi l'io pone un "non io". Per realizzarsi come attività è costretto a contrapporre a sé stesso qualcos'altro. Infine con la sintesi l'io oppone un "non io" divisibile ad un io divisibile.
La sintesi è il principio più importante perché esprime la concezione teoretica della conoscenza e della morale. Fichte spiega il processo della sintesi realizzando una sua attività definita Strevel e caratterizzata da cinque fasi che rappresentano i cinque gradi della conoscenza: sensazione, immaginazione, intelletto, giudizio e ragione.

La morale

L'attività morale di Fichte pone l'io sul mondo e sulla natura come attività incessante mediante un processo infinito che porta l'io ad autorealizzarsi. Il primato della ragion pratica in Fichte allude al fatto che l'io risulta capacità conoscitiva solo per poter agire. Quindi per realizzare sé stesso l'io deve agire moralmente. La moraler poi è determinata dal concetto di collettività che allontana l'uomo dall'egoismo, e dall'educazione che permette all'individuo di vivere bene.

La politica

Riguardo questo concetto Fichte si rifà al diritto e allo stato.
Per diritto egli sostiene il diritto alla proprietà che si pone alla base di uno stato e il diritto al lavoro che rende gli uomini liberi.
La visione di stato di Fichte si lega a quello liberale,uno stato chiuso così come quello della Germasnia del suo tempo. La sua idea di stato si deve preoccupare anche della cultura, gli intellettuali devono educare il popolo cercando di capire le sue esigenze.

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