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Ludwig Feuerbach


Ludwig Feuerbach non risolve, come Hegel, la religione nella filosofia. La religione è, infatti, espressione diretta dell’uomo, della sua natura, dei suoi bisogni e dei suoi sentimenti. L’uomo è il suo fondamento; con l’infinità del suo pensiero e la potenza del suo sentimento. Il “mistero della religione” consiste nel fatto che l’uomo ha proiettato la sua essenza fuori di sé, ha, cioè, alienato in Dio la sua essenza. Dio è un’alienazione dell’uomo da se stesso. Dio è una proiezione dell’uomo e la coscienza che l’uomo ha di Dio è la conoscenza che l’uomo ha di sé: il merito e, nello stesso tempo, il limite della religione stanno in questo suo essere coscienza indiretta della natura umana. Ma perché l’uomo si affermi, Dio deve morire. L’uomo si deve riappropriare di tutta la ricchezza dell’essenza umana che ha proiettato in Dio.
L’Hegelismo ha risolto la realtà nel pensiero e l’uomo nella ragione, nello Spirito assoluto, producendo, in sostanza, una visione panteistica della realtà. Ma la filosofia di Hegel è “astratta”, perché pone l’essenza della natura fuori della natura, l’essenza dell’uomo fuori dell’uomo. Come nella teologia l’essenza umana viene trasferita - e oggettivata - nella trascendenza divina, così nell’Hegelismo l’essere dell’uomo viene proiettato - e oggettivato - nella trascendenza del pensiero, nel “pensiero dell’uomo posto al di fuori dell’uomo”. Come filosofia speculativa, l’Hegelismo si risolve in una teologia.
Su questa filosofia deve, quindi, operare la stessa critica riformatrice che è stata applicata alla. religione, per arrivare a una conclusione coerente e non più contraddittoria della filosofia moderna. L’inizio della filosofia non è Dio, né l’assoluto: è il finito pensato come infinito. Il compito della filosofia è proprio quello di “riconoscere il finito come infinito”. Non è il pensiero ad essere fondamento dell’uomo, ma è l’uomo il fondamento e la fonte del pensiero: un uomo non dissolto nelle astrazioni dell’Idea, ma recuperato nella sua natura sensibile, nella sua unità mente-corpo, nella concretezza irriducibile dei suoi bisogni e desideri. L’uomo “in carne e ossa”, insomma, non lo spirito puro, è l’oggetto e il fondamento della filosofia dell’avvenire.
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