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Feuerbach – Materialismo e alienazione


In polemica contro l'Hegelismo (cui inizialmente aveva aderito) Feuerbach espresse una marcata esigenza di concretezza nell'analisi filosofica che, pertanto, rivolse prevalentemente all'uomo come realtà concreta e artefice di ogni cosa. Egli prospettò questa nuova concezione come propriamente «umanistica», rivolta all'uomo e alla concretezza dei rapporti interindividuali. Feuerbach non intende spiegare l'uomo interamente mediante la materia, ma mediante ciò che (materiale o non materiale) influisce sui rapporti interpersonali (Materialismo etico). Naturalmente, i bisogni primari umani sono i più consistenti condizionamenti, ma ciò non implica che bisogni e istinti non possano essere sublimati in comportamenti mediati, non restando miope calcolo di vantaggi contingenti; ciò è dovuto al fatto che l'uomo ha sensibilità più vasta e complessa rispetto agli animali. E, però, comprensibile che l'uomo non si elevi alla meditazione altruistica dei propri bisogni, se prima non è soddisfatto in essi, dal punto di vista elementarmente materiale.

Alienazione

Intende l'esorcizzazione che l'uomo fa dei propri limiti, creandosi un'immagine perfetta (Dio) e sottomettendosi ad essa. Ciò dimostra che la religione (e certa filosofia) sono modi di estraniarsi dalla realtà. Modificando l'analisi hegeliana di «alienazione», Feuerbach ne individuò l'origine nella religione, con la quale l'uomo proietta le proprie aspirazioni nell'immaginario, allo scopo di consolarsi, illusoriamente, delle proprie sofferenze; l’effetto è di assopire la coscienza, estraniandola dalla realtà terrena, naturale e sociale. Se tutte le religioni hanno questo effetto alienante, il cristianesimo in parte se ne emancipa, per via del peculiare suo concetto di Dio-Cristo; infatti, il riferimento all'incarnazione tempera gli effetti negativi del concetto di trascendenza, perché identifica l'assoluto in un uomo, sia pure un uomo unico. Il passo successivo, sulla via della corretta antropologia, sarebbe, secondo Feuerbach, affermare senza mezze misure che l'assoluto è l'essere stesso dell'uomo. Leggiamo in Essenza del cristianesimo: «Dio è l'intimo rivelato, l'essenza dell'uomo espressa... La religione è l'infanzia dell'umanità: il bambino vede il proprio es sere fuori da sé... L'essere divino non è altro che l'essere umano liberato dai limiti della corporeità e della realtà, e contemplato ed adorato come un altro essere, da sé distinto».
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