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ETHICA ORDINE GEOMETRICO DEMONSTRATA

Spinoza formulò le sue tesi all’interno della sua opera più famosa, l’Etica ordine geometrico demonstrata, che costituisce anche il punto più importante e la caratteristica peculiare di Spinoza. Egli infatti ha la necessità di spiegare, subito dopo aver dimostrato il processo di derivazione degli attributi e dei modi dalla sostanza, come tale processo avvenga e che caratteristiche abbia. Tale processo infatti poteva essere facilmente inteso non come un processo di derivazione ma di creazione; a tal proposito la risposta di Spinoza è molto netta in quanto la derivazione degli attributi e dei modi dalla sostanza non può avviene con un processo di creazione, che sottintende un intelletto e una volontà da parte della sostanza ma in modo rigorosamente geometrico. Per Spinoza però il termine geometrico equivale al termine più classico di necessario: in tale ottica quindi il processo di derivazione appare come qualcosa che è così e non può essere diversamente. A tal punto sorge spontanea una domanda: perché Spinoza ha deciso di utilizzare nella sua opera principale il termine geometrico invece che quello necessario? In effetti egli avrebbe potuto decidere di usare il termine necessario, ma utilizza appositamente il termine geometrico per sottolineare e rimarcare che la sua visione della realtà non è un qualcosa di astratto e senza basi, bensì si serve della scienza, dei suoi assiomi, delle sue formule e del suo linguaggio specifico per affermare che la sua non è una visione contro la scienza ma anzi, è confermata dalle nozioni e dall’osservazione della realtà, così come era previsto dal nuovo metodo scientifico. La legge scientifica di cui si serve Spinoza per dimostrare tale visione della realtà è però anche molto forte in quanto in campo geometrico troviamo non solo le figure geometriche ma anche il sillogismo che parte dalle premesse per arrivare ad una conclusione: l’affermazione spinoziana dell’etica dimostrata secondo un principio geometrico appare quindi una necessità rinforzata. In seguito nella sua opera troviamo anche un violento attacco al finalismo, ossia a quella concezione tipica anche degli stoici, che vedeva tutto ordinato per raggiungere un fine e che credeva che la realtà fosse regolata da un ordine, che presuppone la figura di un ente intelligente ed ordinatore, come affermavano la tradizione ebraica e cristiana. Egli affermando che tutto si svolge in maniera geometrica rifiuta il finalismo, ossia come già accennato un dio che ha ordinato tutto attraverso l’intelligenza e la volontà.

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