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RAZIONALISTI ED EMPIRISTI

La filosofia cartesiana segna il passaggio da una filosofia che si occupa della realtà ad una il cui fulcro centrale è la conoscenza: proprio per questo importantissimo motivo Cartesio viene definito il fondatore della filosofia moderna. In effetti la filosofia di Cartesio, attraverso il famoso procedimento del dubbio dapprima metodico e poi iperbolico, e passando attraverso le argomentazioni del sogno e del Dio ingannatore, era arrivata ad affermare come la conoscenza di un io pensante ( il cogito ) non fosse mai messa in discussione. Dopo l’enunciazione delle tesi cartesiane, i filosofi a lui contemporanei e anche quelli successivi, dovettero necessariamente confrontarsi con le nuove tesi, assumendo verso di esse un atteggiamento polemico o accettandole. Questi filosofi ( di cui i più importanti sono meno di 10 ), cristallizzarono le loro tesi su due posizioni distinte: i filosofi che credevano errata l’affermazione della coincidenza della filosofia con la gnoseologia, ossia la pure e semplice conoscenza, furono i razionalisti, importanti a partire dal 1600 fino alla fine del 1700, mentre invece i sostenitori ma anche innovatori delle tesi cartesiane furono gli empiristi che, come suggerisce il nome, credevano che la nostra conoscenza derivasse dall’esperienza ( dal greco empeiria ).

Questa suddivisione tra i filosofi si riscontra ancora con Kant che si scagliò aspramente contro questi filosofi che dissertava di temi ormai passati. I razionalisti credono quindi che esista qualcosa di superiore alla conoscenza e che questo debba essere l’ambito di applicazione della filosofia: i maggiori razionalisti furono Pascal, un grande genio della matematica, Gottfried Leibniz, il quale identificò questo elemento nelle monadi, Giambattista Vico che, pur vivendo nel 1700 esalta la storia come “ scienza nova “, ed infine Baruch Spinoza, il quale teorizza il celebre concetto di Deus sive Natura, riprendendo anche le teorie panteiste greche. Gli empiristi invece furono un gruppo di quattro filosofi, tutti di nazionalità inglese, che appoggiarono le tesi cartesiane ma di volta in volta innovarono il pensiero di Cartesio infondendovi un loro personale contributo: tra di essi bisogna ricordare Hobbes, la cui fama è legata soprattutto alla sua teorizzazione dell’assolutismo politico, Locke, che credeva che la conoscenza avesse come fondamento le idee, ed infine Hume, che radicalizza la conoscenza sfociando in quello che viene definito empirismo scettico.

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