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Dialettica, idealismo


La dialettica diventa il motore interpretativo della sensibilità idealistica; essa si fonda sulla contrapposizione (tesi / antitesi) e anima la filosofia di Fichte, di Schelling (in parte) e soprattutto di Hegel. La realtà, infatti, è vista dai filosofi idealisti come il frutto della contrapposizione, della lotta (come diceva Eraclito, la guerra è la madre di tutte le cose).
Nell’antichità i primi filosofi a parlare di dialettica furono il retore Gorgia e Zenone che utilizzavano la dialettica come “ars eloquendi” per contraddire le tesi dell’avversario . La dialettica era presente anche nella filosofia di Platone , il quale utilizzava un duplice procedimento che si componeva di divisione e ricomposizione, chiamato processo diairetico-sinagogico (da “diairesis”= separazione e “synagogè”= ricomposizione). In Kant, poi, la dialettica si fonda sulle antinomie, come afferma il filosofo nella “critica della ragion pratica”; ad esempio, egli, per spiegare l’origine del cosmo, afferma una tesi (il mondo ha avuto un inizio) e un antitesi (il contrario della tesi).
La dialettica di cui, invece, parla l’idealismo non è solo il modo in cui la realtà si esplica, ma la legge di movimento che serve all’uomo per interpretare il reale.
A differenza di Fichte e di Hegel, Schelling non presenta un processo dialettico diviso in tesi, antitesi e sintesi. Nell’assoluto di Schelling, infatti, sono appiattite tutte le differenze che esistono nel mondo (assoluto adialettico); si trova cioè una realtà generale in cui non si capiscono le differenze tra le parti. Tuttavia, seppur l’assoluto di Schelling sia adialettico, nella sua filosofia la natura deriva romanticamente in senso dialettico , poiché essa è il campo di azione di forze opposte di attrazione e di repulsione.
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