pexolo di pexolo
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Pico della Mirandola


Vita

Giovanni Pico conte di Mirandola e principe di Concordia, titolo che ribadisce più volte in quanto espressione di un ideale umanista e di un forte e diffuso bisogno dell’epoca, quello della concordia, un ideale monistico di unità secondo una cultura “alta”. Frequenta i principali centri culturali dell’epoca (Bologna, Parigi, Firenze) e in particolare l’Accademia Fiorentina, dove si forma un’ampissima erudizione, divenendo una figura emblematica della sua epoca. Un giorno lancia un grande progetto, quello di un Concilio di saggi, provenienti da tutto il mondo (progetto fondato sull’universalismo, che vuole abbracciare la complessità, la varietà, la totalità delle culture e del sapere), che dovrebbe discutere 99 tesi, da lui proposte, che abbracciano l’intero scibile; comincia ad investire in questo progetto e ne individua la sede a Roma, la capitale “universale”. Partito da Firenze per recarsi a Roma, dove sarebbero dovuti cominciare i lavori di preparazione di questo grande evento culturale, ma con la spedizione parte anche la moglie del podestà di Arezzo, che li fa rincorrere, intercettare e catturare; Pico finisce prigioniero ad Arezzo e, per intervento di Lorenzo il Magnifico (lo zio del podestà), viene liberato e fatto mandare in esilio a Fratta di Perugia, dove scrive l’introduzione culturale del Concilio, orazione chiamata Sulla dignità dell’uomo, da molti definita il manifesto dell’Umanesimo. Il Concilio non sarà mai tenuto.

Oratio De dignitate hòminis

Il concetto di dignità (dignitàs, in termini latini esprimeva un riconoscimento legato, o sancito, da una carica pubblica; sta cioè ad indicare il personaggio che esercita questa carica e che, quindi, merita onore e rispetto) comincia ad avere una svolta semantica con la cultura cristiana (ben documentata in Boezio: non è la carica pubblica che costituisce la dignità, anzi, spesso essa è motivo di indegnità; collega la dimensione di dignità con quella etico-morale, precedentemente collegamento implicito, ora necessario, mentre è svincolata dall’aspetto sociale-istituzionale; il soggetto della dignità non è più il dignitario, ma la persona: idea che si instaura a partire dal dibattito trinitario, con Agostino, c’è un unico Dio che ha tre persone, che poi sarà identificata nella maschera, che è carattere e che da risonanza, percuote, la parola) e con Pico risulta completamente sganciato dalla dimensione dell’onore e del riconoscimento, ma è collegato ad un valore intrinseco (espressione di un’assolutezza assiologica, qualcosa che vale per se stesso). È la dignità che ci dice cos’è l’uomo, o è l’uomo a dirci cos’è la dignità? Per Pico essa è ciò che fa uomo l’uomo, ma insieme, è data all’uomo.
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