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Niccolò Cusano si chiamerebbe anche Nicolaus Krebs.
Egli risente di molte influenze della cultura classica ed ellenistica, della cultura germanica e del nascente umanesimo che in lui trovano unificazione in un quadro di tipo platonico. L’ispirazione platonica è visibile anche negli aspetti formali: lui infatti adotta la forma dialogica riproducendo gli aspetti del dialogo (lui quindi scrive in dialogo) dove colui che non sa, finisce per rivelarsi molto più sapiente dei cosiddetti sapienti (e quindi riprende quel sapere di non sapere socratico, ma per Cusano questo sapere di non sapere diventa dotta ignoranza e questa è la sua dottrina più importante)

Dotta ignoranza è il termine che Cusano usa per indicare la conoscenza di Dio. “Dotta” significa che noi non ci stanchiamo di conoscere, non siamo scettici e quindi cerchiamo di capire Dio, anche se facciamo fatica perché è al di là delle nostre conoscenze e “ignoranza” perché quello che noi sappiamo di Dio è più ignoranza che sapere. Dio è per noi irraggiungibile perché Dio è trascendente. E quindi interviene la teologia negativa, cioè parlare di Dio in termini negativi perché ho un linguaggio insufficiente. Per cui noi conosciamo Dio negandolo in tutti i modi che sono tipicamente umani. La nostra ignoranza però è dotta, nel senso che Dio è più ignoranza che conoscenza, ma è dotta perché noi continuiamo a tentare di conoscerlo. È come una lente attraverso cui intuire il fondamento del tutto, ma sarà sempre più ignoranza.

• Dio è inafferrabile in termini razionali, perché come assoluta trascendenza si sottrae ad ogni sforzo conoscitivo dell’uomo: è un deus absconditus (cioè un Dio che si nasconde) che resiste ad ogni tentativo della ragione di svelarne l’essenza. Dio però è un vero e proprio paradosso, perché noi continuiamo a ricercarlo e continuamente ci sfugge.

• Il carattere paradossale dell’infinità divina viene espresso nella concezione di Dio come coincidentia oppositorum (coincidenza degli opposti). Noi non riusciamo a capire questa coincidentia oppositorum, perché noi abbiamo le contraddizioni, le cose opposte. Dio, invece, che è tutto, comprende gli opposti. La mente umana generalmente conosce rapportando il noto all’ignoto, ma questo vale solo per gli elementi finiti e terreni. Per Dio, io non ho termini di confronto e di paragone: non posso paragonarlo a nulla; e quindi io non posso usare la ragione, ma posso usare solo l’approssimazione, cioè qualcosa che si avvicina a Dio ma che non lo raggiungerà mai. Qui viene in nostro aiuto la matematica. Una corda sottende un arco: per noi sono due cose opposte, in Dio queste coincidono. Se io prolungo all’infinito la corda, l’arco si abbassa sempre di più e quindi arco e corda coincidono. Cusano utilizza la matematica come l’hanno usata i pitagorici, non da un punto di vista scientifico, ma da un punto di vista allusivo.

• Il rapporto tra verità e conoscenza è paragonato ad un poligono inscritto ad una circonferenza. La verità è la circonferenza, la nostra conoscenza è il poligono. Il poligono per avvicinarsi sempre più alla verità, aumenta infinitamente i suoi lati ed effettivamente arriva ad essere molto vicino alla circonferenza, ma non potrà mai essere identico alla circonferenza. C’è un piccolo spazio che sarà lo scarto tra la nostra conoscenza e la verità: lo spazio sarà colmato dalla congettura: ciò significa che l’uomo coopera con Dio alla creazione dell’uomo, perché in quel pezzettino l’uomo ci ha messo la sua creatività.

• Il rapporto tra Dio e il mondo è un rapporto di partecipazione. Il mondo è immagine di Dio (teofania); Dio si presenta in tutte le sue creature. Questo rapporto è spiegato usando i concetti di complicatio, explicatio e contractio.

COMPLICATIO: deriva da cum implicare (cioè piegare assieme) e quindi in Dio sono coimplicate tutte le cose che ha creato. La complicatio è il moto ascendente dalle creature a Dio; è un ridurre la molteplicità all’unità.

EXPLICATIO: è quella che noi chiamiamo creazione; è il dispiegamento di Dio, cioè Dio dall’unità ha creato la molteplicità e la varietà; è l’esplicazione dell’istante; è il movimento che va da Dio verso le creature, quindi è un movimento discendente.

CONTRACTIO: è il rapporto tra Dio e il mondo. L’infinito si manifesta in cose finite riducendosi e rimpicciolendosi.

• Cusano valorizza le individualità, sostenendo che solo queste sono in atto, quindi nel problema degli universali è un nominalista moderato. L’uomo è al centro della creazione perché è contrazione del massimo assoluto che è Dio, è il presentarsi finito dell’infinito, è un piccolo mondo parte di quello più grande. Come Dio complica le cose, così l’uomo complica le immagini delle cose. In questo modo fa da mediazione tra Dio e mondo.

• Dio è un infinito negativo, negativo perché neghiamo ogni determinazione finita, non ha limiti, l’universo invece è un infinito privativo perché è assenza di ogni determinazione, quindi l’universo non ha contrari, mentre Dio è coincidente.

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