pexolo di pexolo
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Copernico e Vesalio


Le opere di metà del ‘500 pubblicate da Copernico e Vesalio, rispettivamente di astronomia e anatomia, non comportano una Rivoluzione scientifica perché quello che non cambia, rispetto a i decenni precedenti, è l’atteggiamento mentale che si limita alla osservazione: non c’è una reinterpretazione della realtà.

L’opera di Copernico, che peraltro nell'immediato non finisce neanche all'Indice, viene presentata dall'autore come un’ipotesi matematica e la stessa Chiesa l’accetta, in quanto non è vietato formulare delle ipotesi che matematicamente spieghino il fatto che l’osservazione celeste dimostri un apparente o reale spostamento degli astri nel corso del giorno e delle stagioni. Partendo dall'osservare che le stelle cambiavano posizione, da questo si cercava di costruire un sistema matematico che spiegasse la durata delle rivoluzioni e degli altri comportamenti delle stelle nel cielo. Copernico presenta la sua ipotesi eliocentrica come un’ipotesi matematica che giustifica meglio di altre il modo in cui appare la sfera celeste.

L’interpretazione delle parti anatomiche compiuta da Vesalio non è nuova: egli commenta le carte che disegna usando i testi di Galeno, salvo che poi, col passare dei decenni, si accorge sempre più che quei testi non corrispondono minimamente a quello che si vedeva sul tavolo della dissezione anatomica. Ancora, a metà del ‘500, l’atteggiamento è quello di descrivere la realtà senza tentare una interpretazione generale nuova sul piano scientifico.

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