Concetti Chiave
- Le opere di Copernico e Vesalio nel '500 non portano a una Rivoluzione scientifica poiché manca una reinterpretazione della realtà, limitandosi all'osservazione.
- Copernico presenta la sua teoria eliocentrica come un'ipotesi matematica accettata dalla Chiesa, mirata a spiegare i movimenti celesti osservati.
- L'approccio di Vesalio all'anatomia si basa sui testi di Galeno, ma col tempo si accorge delle discrepanze con le osservazioni pratiche.
- Nonostante le scoperte, l'atteggiamento scientifico del periodo rimane descrittivo, senza proporre nuove interpretazioni generali.
- Le opere di entrambi gli studiosi rappresentano un passo importante nell'osservazione scientifica, ma non in una trasformazione concettuale.
L'atteggiamento mentale del '500
Le opere di metà del ‘500 pubblicate da Copernico e Vesalio, rispettivamente di astronomia e anatomia, non comportano una Rivoluzione scientifica perché quello che non cambia, rispetto a i decenni precedenti, è l’atteggiamento mentale che si limita alla osservazione: non c’è una reinterpretazione della realtà.
L'ipotesi matematica di Copernico
L’opera di Copernico, che peraltro nell'immediato non finisce neanche all'Indice, viene presentata dall'autore come un’ipotesi matematica e la stessa Chiesa l’accetta, in quanto non è vietato formulare delle ipotesi che matematicamente spieghino il fatto che l’osservazione celeste dimostri un apparente o reale spostamento degli astri nel corso del giorno e delle stagioni. Partendo dall'osservare che le stelle cambiavano posizione, da questo si cercava di costruire un sistema matematico che spiegasse la durata delle rivoluzioni e degli altri comportamenti delle stelle nel cielo. Copernico presenta la sua ipotesi eliocentrica come un’ipotesi matematica che giustifica meglio di altre il modo in cui appare la sfera celeste.
Vesalio e l'anatomia galenica
L’interpretazione delle parti anatomiche compiuta da Vesalio non è nuova: egli commenta le carte che disegna usando i testi di Galeno, salvo che poi, col passare dei decenni, si accorge sempre più che quei testi non corrispondono minimamente a quello che si vedeva sul tavolo della dissezione anatomica. Ancora, a metà del ‘500, l’atteggiamento è quello di descrivere la realtà senza tentare una interpretazione generale nuova sul piano scientifico.