La filosofia del sapere positivo

Il Positivismo è un movimento storico-culturale caratterizzato dall’esaltazione della scienza, che nasce in Francia nella prima metà dell’Ottocento. “Positivo” è ciò che è reale, effettivo, sperimentale, in opposizione a ciò che è astratto, metafisico. “Positivo” è ciò che è pratico, efficace, in opposizione a ciò che è inutile, ozioso. I filosofi positivisti, grandi sostenitori del metodo scientifico, assegnano alla filosofia la funzione peculiare di coordinare i risultati delle singole scienze, in modo da realizzare un sapere unico e generalissimo. Poiché il metodo della scienza è l’unico valido, va esteso a tutti i campi di indagine, compresi uomo e società: tant’è vero che la sociologia diviene la creatura prediletta dei positivisti. Distinguiamo due fasi: la prima si dà il compito di superare la crisi socio-politica del periodo post-illuministico, attraverso un modello politico anti-liberale, mentre la seconda si presenta come riflesso e stimolo di un progresso già in atto, e si identifica con il trionfo del liberalismo. E se all’inizio il positivismo appare offuscato dall’idealismo, successivamente diventa la filosofia egemone della cultura europea. Questo ottimismo si traduce in un vero e proprio culto per il pensiero scientifico e tecnico, con la conseguente esaltazione dello scienziato (di cui Darwin è la perfetta figura-simbolo), e di altri liberi professionisti borghesi, quali l’industriale, il medico, l’ingegnere e anche il maestro. Il positivismo può infatti essere considerato come l’ideologia tipica della borghesia liberale dell’Occidente.

Il rapporto con l’Illuminismo: Si riscontrano innumerevoli affinità tra le due correnti, come la fiducia nella ragione, l’esaltazione della scienza, la visione laica della vita. In un primo momento si potrebbe quindi pensare che le due correnti di pensiero vedessero la scienza nella stessa maniera. Ma non è così, in quanto l’Illuminismo, più che esaltare la scienza, esalta la ragione, e con essa indaga tutti i campi del sapere, scienza compresa (esempio calzante è il “tribunale della ragione” del criticismo kantiano), mentre il Positivismo conferisce totale fiducia al sapere scientifico. Inoltre vi sono altre differenze che scaturiscono dalla mutuata situazione sociale. Infatti i positivisti possiedono una minor carica polemica, e mentre l’Illuminismo possiede un riformismo rivoluzionario, il positivismo si presenta come un riformismo consapevolmente anti-rivoluzionario.
Il rapporto con il Romanticismo: Positivismo e Romanticismo presuppongono un dissimile retroterra culturale, un dissimile contesto teorico-linguistico e dissimili condizionamenti economici e sociali (l’uno muove i primi passi in una società che ha conosciuto uno dei più grandi rivolgimenti politici del mondo moderno, l’altro si afferma in una società in cui non ha avuto luogo alcuna rivoluzione borghese). Tuttavia si riscontrano alcune analogie: così come i romantici e gli idealisti, presi dalla brama dell’infinito, tendevano a caricare la filosofia di significati assoluti, allo stesso modo i positivisti tendono ad attribuire alla scienza e al progresso una portata assoluta. Si può dire che il positivismo si riveli come il “romanticismo della scienza”, ossia come l’esaltazione del sapere positivo. Per questo anche la scienza positiva sarà classificata da Nietzsche come uno dei surrogati di Dio.

Auguste Comte

Comte è il fondatore del positivismo. L’intento del filosofo è la costruzione di una filosofia della storia. Egli considera la scienza positiva come la soluzione definitiva e ultima di tutti i problemi del genere umano. Comte mette la sociologia al vertice della gerarchia delle scienze. Essa deve costituirsi nella stessa forma delle altre discipline positive e concepire i fenomeni sociale come soggetti a leggi naturali che ne rendono possibile la previsione. In ogni caso il concetto fondamentale della tesi di Comte è quello di umanità, concepita come “grande essere”, celebrata a tal punto da sostituire la figura di Dio stesso. Il concetto comtiano di umanità, inteso come insieme degli “esseri passati, futuri e presenti, che concorrono liberamente a perfezionare l’ordine universale” non è dunque un concetto solo biologico. Comte mette in luce la saggezza e la provvidenza del “grande essere”, che dall’età primitive è giunto alla sua maturità, l’età positiva.

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