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La necessità di ristrutturare la società


Comte, anche per lo stimolo che su di lui esercitarono le teorie socialiste di Saint-Simon, si convinse della necessità di rifondare la società.
La sua analisi lo portò a considerare l’evolversi della società, in cui ravvisò un alternarsi di epoche organiche ed epoche critiche.
Con la definizione “epoca organica”, Comte intende un periodo in cui la società è saldamente coesa e socialmente equilibrata (ad esempio, il Medioevo, in cui chiesa ed Impero con il loro universalismo, imprimevano nella società tutta una serie di “valori” assoluti ed indiscutibili – che poi di veri valori si trattasse, non ha alcuna importanza, perché erano sentiti come tali dalla società); il nesso “epoca critica”, al contrario, è utilizzato per indicare quei periodi di turbamento, anarchia e sconvolgimento, in cui vengono messi in discussione tutti i valori precedentemente ritenuti indiscutibili (ad esempio, la Rivoluzione Francese).

La Rivoluzione Francese è stata, infatti, sintomo di una gravissima crisi e di uno squilibrio sociale che aveva investito la civiltà europea e che, secondo Comte, non era ancora stato sanato, ma cui era necessario trovare un rimedio.
D’altra parte, per poter sviluppare un rimedio efficace è necessario abbandonare le prospettive a corto raggio (quelle che si limitano a tentare di porre rimedi che attenuino i disagi della società e mettano in maggior risalto gli aspetti di stabilità) per riorganizzare interamente la società sulla scorta di una profonda e razionale unità di convinzioni e di idee.
Il filosofo è convinto che, solo riconoscendo il primato del pensiero e della scienza rispetto all’ordine sociale, sia possibile operare quella ristrutturazione di cui la società necessita: la qualità dell’ordine sociale è infatti determinata dalla chiarezza e dalla consapevolezza filosofico–scientifico –ideologica con cui vengono affrontati i problemi della società stessa.
Al contrario, lo scontro caotico di idee e mentalità tra esse inconciliabili non può che produrre disordine e malessere.
Sotto questo profilo, il Medioevo aveva rappresentato un’epoca di salda coesione realizzatosi sotto l’influsso della teologia, che garantiva una profonda unità politica, sociale e religiosa.
La tendenza poi a dissolvere la teologia nella metafisica ha avuto sulla società l’innegabile conseguenza di aver accentuato l’egoismo, introducendo uno squilibrio che poi ha avuto il suo apice nella Rivoluzione Francese.
La storia ha dimostrato come la teologia sia comunque stata superata perché “subordinava illecitamente la vita reale ad un destino chimerico”, e quindi, non potendo ristrutturare la società sulla metafisica (che non è altro se non la degenerazione della teologia), bisogna che la filosofia e la morale si facciano “positive”, che indirizzino tutto il loro interesse, le loro speranze sull’uomo, sulla sua vita reale, cioè sulla vita sociale e collettiva e che, finalmente, sottolineino lo stretto legame che unisce il destino del singolo uomo a quello dell’intera umanità. Compito della nuova filosofia è dunque quello di realizzare un’organica conciliazione tra gli uomini in un ordinamento che sia al contempo razionale e morale.
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