Mongo95 di Mongo95
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Bisogna cercare di vincere sempre se stessi piuttosto che la fortuna, mutare i propri desideri piuttosto che l’ordine del mondo, e che non ci sia nulla interamente in nostro potere, se non le nostre idee. Trovandosi in una situazione di costrizione, bisogna accettarla per tale e non dissimularla. Quindi si parla di realismo, prudenza, accettazione della realtà. Fare come gli stoici, cioè considerare le cose esterne come qualcosa non in nostro possesso, a differenza della ragione. Dietro a questo concetto c’è quindi un’idea di fondo stoica, cioè un modo di cose esteriori non in nostro potere ma comunque ordinato secondo un logos, e noi ci muoviamo nel nostro piccolo, che è un microcosmo all’interno di un macrocosmo di cui non vediamo tutte le ragioni da in cui possiamo avere fiducia, per il suo ordinamento provvidenziale. Quindi ci si può affidare alla sorte, sapendo che di per sé non ci è avversa, ma a volte può esserlo, sempre rientrando nel grande ordine di cui non abbiamo idea complessiva. E ciò si ripercuote anche in una visione contraria alla passione volontaristica. Si dimostra un certo fatalismo, non certamente in chiave pessimistica. Distacco assoluto, in tutti i campi. Cartesio sposa in parte questa filosofia, pur mantenendo l’idea della necessità delle passioni.

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