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Cartesio opera una sorta di analisi, di riflessione sul fisico, sul metafisico, sull’uomo procedendo sempre con grande cautela, di una morale provvisoria, poiché deve consolidare il suo edificio del sapere. Le regole devono essere poche, perché vanno seguite e un numero più elevato potrebbe generare errori e conflitti.
Delle ventuno regole inizialmente stilate per essere certo di agire bene, decide per praticità di tenerne solo quattro.
La prima dice di non accogliere mai nulla per vero che non conoscessi evidentemente essere tale. Le parole testuali invitano a evitare accuratamente la precipitazione e la prevenzione e di non comprendere nei giudizi niente di più di ciò che si presenta così chiaramente e distintamente.
La seconda regola chiedere di dividere ciascuna delle difficoltà da esaminare in tante parti quante fosse possibile e richiesto, per meglio risolvere le difficoltà.
nella terza si legge di condurre con ordine i pensieri, cominciando dagli oggetti più semplice facili da conoscere, per salire poco a poco come per gradi, sino alla conoscenza dei più composti.

La quarta è infine detta regola dell’enumerazione completa.
Denigra la logica aristotelica, facendo riferimento agli analogici, che si basano sul metodo dialettico del sillogismo. Il filosofo francese preferisce invece concentrarsi su una piccola sezione funzionale per se, cioè per portare acqua al suo mulino. Alla fine è la matematica che interessa a Cartesio, insieme alla fisica e alla metafisica, ma che devono avere basi molto forti andando contro alla logica aristotelica.

Cartesio pone qualche attenzione sul soggetto, ma alla fine la predominanza è l’oggetto che l’uomo può conoscere. Con Kant si opera la rivoluzione copernicana poiché come quest’ultimo aveva stravolto il cosmo, con Kant non sarà più l’oggetto al centro ma al centro di tutto sarà il soggetto.

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