Mongo95 di Mongo95
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È bene che le regole siano poche, cosa che non è propria della logica, ma piuttosto del pensiero di Lullo. Logica affinata dai secoli di Scolastica, ma resa disciplina infeconda e puramente formalistica. Poche regole, che sono quindi più chiare e facili da osservare. Ne cita quattro, da non mancare mai di rispettare. Tra il 1619 e il 1629 aveva appunto scritto Le Regole, dove ne enuclea 21 in un’opera incompleta. Le 4 regole del Discorso sono poi tratte per sottrazione da queste originarie, nell’ennesima opera di semplificazione.
La prima regola è quella dell’evidenza, cioè non accogliere mai nessuna cosa come vera che non sia evidente. L’evidenza ha a che fare naturalmente con il tema della visione. Ma vedere sensibile, o mistico, o nessuno dei due? Cartesio ci dice che bisogna evitare con cura la fretta nelle conclusioni, a favore della precisione, cioè evitare di passare da un principio ad un altro senza considerare tutti i passaggi, senza sottoporre il ragionamento al necessario esame. L’antidoto alla precipitazione è la circospezione. Per quanto riguarda la prevenzione, si ha l’esaminare le cose senza sottoporle ad esame, cioè esaminare dei giudizi mantenendo le idee ricevute a cui crediamo per educazione ed esperienza. L’antidoto a ciò è il dubbio. Chiarezza e distinzione, con sullo sfondo il tema della luce e del vedere attraverso di essa. La chiarezza di un’idea è quell’idea illuminata, e perchè distinta per esempio da sogno e dal ricordo. Una presenza immediata alla mente. Distinta in quanto non sovrapposta ad altre cose, ma separata dalla confusione di idee. Quindi idee chiare e distinte in questi due sensi, idee che contengono solo ciò che gli appartiene. Così da superare dubbio ed errore.

La seconda regola è la regola dell’analisi. Di fronte ad un problema, un ostacolo, è necessari dividerlo per poi semplificare e giungere ad una conclusione. Dividere e separare è il primo significato del metodo analitico.
La terza regola impone, una volta diviso in parti semplici, di procedere con ordine dal semplice stesso per poi risalire gradualmente alla conoscenza del più complesso. Aggiunge poi che è necessario anche supporre un ordine dove sembra non esserci. L’uso delle ipotesi è possibile anche quando non si è sicuri che sia effettivamente così, ma si può utilizzare per vedere se può funzionare, purchè sia un’ipotesi chiara e distinta. Un ordine anche finto dunque, artificiale.
La quarta è la regola dell’enumerazione, con un riferimento alle matematiche, cioè contare, sempre senza salti. La numerazione stessa è uno strumento di controllo dell’ordine, dato che non bastava il risalire dal semplice al complesso, ora con la numerazione si può fare un controllo di quanto già fatto, dei vari passaggi. Così da non dimenticarne alcuno. Numerazioni che sono complete, non vi si può tralasciare nulla.
Con queste quattro regole, Cartesio intende fare fuori le categorie di Aristotele, che erano quell’insieme di categorizzazioni e ordinamento del sapere che ci consentiva, ambito per ambito, di utilizzare una categoria od un altra, un modo di mettere insieme alcuni concetti a seconda dell’oggetto studiato. Cartesio mette fine a tutto questo, alla logica aristotelico-scolastica. Queste quattro semplici regole si inquadrano in quella lunga introduzione ai tre saggi che è il Discorso sul metodo, dove appunto il metodo viene utilizzato, e in qualche modo le regole vanno così a esplicarvisi e chiarificarsi. Cartesio non si pone tanto il problema di cadere nel banale e di dire cose molto semplici, in quanto forse questo passaggio è soltanto introduttivo.

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