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La terza sezione è dedicata alla spiegazione delle regole provvisorie della sua morale. Cartesio necessita di poche regole che gli consentano fino a che non avrà scoperto la verità. In assenza della certezza dell’evidenza, a livello metafisico e teorico, per sottrarsi all’errore bisogna sospendere il giudizio, perché questo ha logicamente a che fare con la verità, ma a livello pratico è necessario elaborare regole di indirizzo per il comportamento quotidiano. Cartesio è in costante movimento, in una oscillazione che fa pensare alla tettonica a zolle. È evidente il tentativo del filosofo di costruire una metafisica, ma prima di sviluppare l’analisi con l’applicazione del dubbio metodico, fissa tre massime, che non lasciano luogo irresoluto e gli consentano al contempo di vivere il più felicemente possibile, nuovo ideale.
La prima massima prefissata, è chiarissima senza bisogno di spiegazioni, e dice così “obbedire alle leggi e ai costumi del mio paese, serbando fede alla religione nella quale Dio mi ha fatto la grazia di essere educato sin dall'infanzia, e regolandomi nel resto secondo le opinioni più moderate, lontane da ogni eccesso, e comunemente seguite dalle persone più assennate, con le quali dovevo vivere” .

Qui si può cogliere il riferimento alla medietà aristotelica, che ammette quasi un discorso utilitaristico: “ponendosi nel giusto mezzo, individuando poi come giusto un estremo sarà facile raggiungerlo.” Questo richiamo al non eccedere permette anche una riflessione morale. Sulle passioni deve prevalere la ragione. Su questo C. non è tentennante, tutte le persone hanno la possibilità di utilizzare la propria morale ed essere felici, ma anche di implementare la ragione ,senza che sia dicotomico alle passioni. L’uso delle passioni permette di sviluppare l’anima dell’uomo, caratterizzata dall’attività pensante e moralmente operante secondo Socrate.

L’uomo che agisce moralmente, pur seguendo delle massime provvisorie, che ha potenzialità da sviluppare, si può riassumere in una parola: saggio.
Pur non essendo ai livelli dello stoicismo che preferiva il suicidio ad una vita contraria a questi parametri, ne recupera elementi. L’aspetto della personalità di Cartesio è definitivo quindi perché egli fu sempre rispettoso della tradizione, in un modo particolarmente religioso e politico, mostrata in occasioni come l’incontro con Revius dove l’estrema semplicità delle sue risposte a interrogazioni in fatto religioso può apparire quasi banale. “ho la religione del mio Re e della mia nutrice”.

Due sono gli ambiti della pratica: la pratica della vita, dove la volontà ha l’obbligo di decidere senza aspettare l’evidenza. E contemplazione della verità, che ha l’obbligo di non decidere finché l’evidenza non sia stata raggiunta. Nel dominio della contemplazione l’uomo deve accontentarsi solo dell’evidenza.
Nel dominio dell’azione può accontentarsi anche di verità solo probabili.

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