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Proprio nel carattere di questo dubbio si intravede una prima certezza: per ingannarmi o per essere ingannato io devo esistere,cioè essere qualcosa e non nulla. Perciò possiamo dire che noi esistiamo perchè piò dubitare solo chi esiste: cogito ergo sum. Non si può però affermare se esistiamo come corpi,perchè non si conosce nulla riguardo ad essi. Pertanto io esisto come cosa che dubita,cioè che pensa. Cartesio cerca di ritrovare nella stessa esistenza dell'uomo,la possibilità di una conoscenza che consenta all'uomo di dominare il mondo per i suoi bisogni. Qualcuno ha accusato Cartesio che il suo ragionamento è un circolo vizioso,poichè se il cogito viene accettato perchè evidente,la regola dell'evidenza risulta anteriore allo stesso cogito. Cartesio risponde che il cogito è la stessa autoevidenza esistenziale che il soggetto ha di se medesimo. Esso è un sillogismo abbreviato: tutto ciò che pensa esiste.Io penso,dunque esisto",inoltre non è un ragionamento ma un'intuizione immediata della mente. Sostanza pensante,la cui essenza è costituita dal pensiero.

Il principio del cogito mette in evidenza la nostra esistenza ma non l'esistenza delle cose che ci circondano sulle quali abbiamo un'idea. Queste idee esistono dentro di noi ma non siamo sicuri se corrispondano a realtà effettive fuori di me. Queste idee esistono nel mio spirito o esistono anche al di fuori di me? Cartesio per rispondere a questa domanda divide tutte le idee in tre categorie: -quelle che mi sembrano essere innate in me (innate) -quelle che mi sembrano estranee o venute dal di fuori(avventizie) -quelle formate o trovate da me stesso (fattizie) Alla prima appartiene la capacità di pensare e di avere idee;alla seconda appartengono le idee delle cose naturali:alla terza appartengono le idee dell cose inventate

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