jazzzz di jazzzz
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Cartesio: Cogito ergo sum


Penso dunque sono. Non è banale dire che la filosofia di Cartesio si basa su questa affermazione, siccome è il prodotto di un dubbio applicato a tutto, di un travaglio interiore. Egli è riuscito ad affermare ciò seguendo un ragionamento lineare del tipo: anche se tutto ciò a cui penso è falso, ciò che è vero è che io penso.
Il sillogismo sarebbe dubito ergo cogito, cogito ergo sum. Tutto ciò che pensa esiste, dubita pensando e pensa essendo, il che risulta quindi un intuizione più che un sillogismo, infatti in molti lo criticheranno.
Alla domanda “cosa sono?” Cartesio risponde “una cosa che pensa”; si è completamente certi di se stessi poiché il pensiero è un attributo che ci appartiene, l'uomo esiste per tanto tempo quanto pensa. L'uomo è intelletto, una cosa che pensa e quindi una cosa esistente.

Una volta superato questo scoglio però Cartesio non è certo di ciò che lo circonda, ciò che vediamo possiamo essercelo inventato, e ancora, possiamo dubitare di ciò che vediamo, ma non del fatto che vediamo.
Supponendo che esista un genio maligno, che ci inganna e ci fa credere cose non vere, come si può essere certi di tutto? Cartesio dubita di tutto ciò di cui prima era convinto, compresa la matematica, poiché potrebbe essere il genio maligno a farmi credere che, per esempio, 2+2=4.
Il genio maligno può farmi credere alle cose più assurde, ma non può imbrogliarmi sul fatto che non esisto, perché può imbrogliarmi solamente se esisto.
Atti della coscienza, tutti li abbiamo, il soggetto che le ha deve esistere. Non posso dubitare di avere una coscienza. Io, anima (non forma perché si può dubitare di avere un corpo). La frase “io sono, io esisto” è necessariamente vera tutte le volte che la pronuncio o la concepisco nella mia coscienza)
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