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Giordano Bruno fu uno scrittore, filosofo e monaco italiano nato a Nola nel 1548 e morto a Roma arso vivo a Campodefiori nel 1600 per eresia a causa della piega presa dalla sua filosofia.
La filosofia di Giordano Bruno è caratterizzata da uno spassionato amore per la vita, dall'interesse per la natura che la inquadra come una religione della natura ancor prima che una filosofia e dalla predilezione per la magia e l'alchimia.
Il punto focale della filosofia di Bruno è Dio. Egli è sia "mens super omnia" (mente al di sopra di tutto) e quindi trascendente, inconoscibile e, in ultima analisi, oggetto di fede (questa contemplazione di Dio non è fine a se stessa ma invita a fare come fa Lui), sia "mens insita omnibus" (mente presente in tutte le cose) e quindi immanente e conoscibile. Dio risulta quindi essere sia causa che principio del tutto: è causa, poiché energia produttrice di tutte le cose ed è principio, poiché elemento costitutivo di tutte le cose. Legati al concetto di causa e principio sono i concetti di forma e materia: la forma è l'anima del mondo che opera tramite l'intelletto universale e che plasma poi la materia, sostrato che ha in sé le forme. Tale materia non è quindi separata dalla forma e non è né pura potenza, né assoluta passività. Dio è quindi unica forma in un immenso organismo infinito che è l'universo in cui unica materia è la massa corporea del mondo stesso.

La conoscenza di Dio è possibile soltanto per l'ebbro di Dio ovvero per colui che compie uno sforzo eroico (eroico furore) per immedesimarsi con il processo cosmico (concetto di amore platonico già più volte ripreso nelle filosofie precedenti).
La filosofia-religione di Giordano Bruno è quindi un grande esempio di immanentismo e panteismo che il Cristianesimo non poteva accettare.

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