Giordano Bruno e la Controriforma


Un autore che rappresenta più di ogni altro la drammaticità di questo secolo è Giordano Bruno (1548-1600) ; il suo pensiero è stato un apporto filosofico importantissimo per tutto l’occidente europeo.
La sua filosofia era in linea con il pensiero copernicano, che da lì a poco, con Galileo, avrebbe rivoluzionato interamente il pensiero moderno: quindi sosteneva la teoria eliocentrica ed altre tesi, come la somiglianza tra la Luna e la Terra, il cielo come spazio pieno di irregolarità, come meteoriti o stelle in continua trasformazione. Il suo studio non si limitò a questo, ma cercò di portare le conseguenze di queste scoperte anche nel campo filosofico, culturale, per andare a modificare la concezione dell’uomo e della vita. Tutto è concepito come relativo e ogni punto di vista può essere valido quanto un altro finché non si dimostri il contrario; nessuna verità è oggettiva e data una volta per tutte, quindi è addirittura doveroso mettere in discussione le verità acquisite, e ancor di più, le autorità consolidatesi nel tempo. Quindi Bruno restituì alla filosofia il supremo valore che persegue, cioè quello di indagare la verità, e per questo motivo, non può sottostare ad alcuna autorità. Il rifiuto delle regole si accompagna in Bruno ad una innovativa concezione della creazione artistica e della poesia, che viene identificata come “eroico furore”, una libera ispirazione di origine divina : qui si affaccia il platonismo in rottura con l’aristotelismo dominante, di cui si è accennato sopra.
Come si può intuire, Bruno era profondamente critico nei confronti della società in cui viveva e delle istituzioni dominanti; ha espresso la critica della società napoletana in un’opera pienamente manieristica come il "Candelaio", scritta nel 1582, una commedia che ritrae le distorsioni e le assurdità di un modo di vivere senza dirittura morale, dove la giustizia è fatta dai ladri, e dove le persone che dovrebbero essere più rispettabili sono in realtà degli approfittatori o dei buoni a nulla. In linea con il contenuto, anche il linguaggio è eversivo, molto audace e fortemente dissacratorio, diciamo esplosivo al limite del possibile, come la maniera voleva. Durante la sua vita ha dovuto viaggiare continuamente proprio perché non risparmiava mai di criticare quel che secondo lui doveva essere biasimato: è suo infatti anche un dialogo di tema cosmologico, "La cena de le ceneri", scritta intorno al 1583, in cui compariva anche una critica verso la società inglese, e dovette quindi lasciare l’Inghilterra, dove aveva insegnato per ben due anni e con grande successo, ad Oxford. Inoltre espresse la sua concezione filosofica, della vita e dell’universo, in una serie di opere che sono classificate come i "Dialoghi italiani"; a causa di questi suoi scritti venne processato a Roma per eresia. Al termine del processo gli vennero concessi 40 giorni per ritrattare le sue teorie, ma egli dichiarò “di non volersi pentire e di non sapere di cosa pentirsi”: venne così dichiarato “eretico impenitente” e, con la lingua mozzata, venne arso sul rogo in piazza Campo dei Fiori a Roma.
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