Mongo95 di Mongo95
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• Tycho Brahe (1546-1601)
Osservando un fenomeno celeste, ci si era resi conto che nei cieli, che la tradizione voleva immutabili, si era verificato un mutamento, e si poteva avanzare dubbi sul contrasto fra l’immutabilità dei cieli e la mutabilità del mondo sublunare. L’osservazione delle comete del 1577 e del 1585 diede conferma a Brahe della sua ipotesi. Tutte le comete non si muovono entro la sfera della Luna. Il cielo è fluido e libero, aperto in tutte le direzioni, tale da non apporre nessun ostacolo alla libera corsa dei pianeti, che è regolata in accordo alla sapienza regolatrice di Dio. Era quindi caduto uno dei dogmi centrali della cosmologia tradizionale: quello dell’incorruttibilità e immutabilità dei cieli.
• Keplero (1571-1630)
Il sistema copernicano, agli occhi di Keplero, è in accordo con i fenomeni celesti ed è in grado di dimostrare i moti, passati e futuri, con un’esattezza maggiore del sistema di Tolomeo e degli altri astronomi. Nel Mistero cosmografico, intende dimostrare che, nella creazione del mondo e nella disposizione dei cieli, Dio ha guardato ai “cinque corpi regolari” e ha accordato alla loro natura il numero, la proporzione e i rapporti dei moti celesti. I cinque solidi regolari o “cosmici” hanno la speciale caratteristica di avere facce identiche e costituite da figure equilatere. Sono cubo, tetraedro, dodecaedro, icosaedro, ottaedro. Keplero si chiede quali siano le cause del numero, delle dimensioni e dei moti degli orbi, e ritiene che questa ricerca sia fondata sulla mirabile corrispondenza fra le tre cose immobili nell’universo (Sole, stelle fisse, spazio intermedio) e le tre persone della Trinità. Ipotesi che non dà alcun risultato, quindi i cinque solidi regolari sembrano, dopo una serie di sfortunati tentativi, una via d’uscita.

Keplero non ricerca solo le leggi della struttura del cosmo, ma affronta anche il problema del perchè dei moti dei pianeti e della loro velocità. Il Sole è al centro dell’universo, e ad esso compete quell’atto primo che è più nobile di tutti gli atti secondi. Immobile e fonte di movimento, il Sole è l’immagine stessa del Dio Padre. Non solo l’universo, ma l’intera astronomia diventano eliocentriche. Il Sole non è solo il centro architettonico del cosmo, ma anche il suo centro dinamico.
Nella Nuova astronomia giunge a formulare quella che è la seconda legge di Keplero: in tempo uguali, la linea che congiunge il pianeta con il Sole spazza aree uguali. La Terra e gli altri pianeti si muovono di un moto realmente e non solo apparentemente non uniforme. La causa fisica della variazione va ricercata ancora una volta nel Sole. La forza che emana dal Sole non esercita un’attrazione centrale, ma serve a promuovere il moto dei pianeti e a mantenerli in movimento. Sono quindi ancora operanti fondamentali categorie della fisica aristotelica: infatti solo l’applicazione di una forza consente di spiegare la persistenza del moto. Il Sole, corpo centrale dell’universo, ruota sul proprio asse e trascina con sè l’intero corpo del mondo. Keplero afferma che l’orbita del pianeta non è un cerchio, ma è un’ellisse perfetta, con il Sole in uno dei fuochi (prima legge di Keplero). L’abbandono degli eccentrici e degli epicicli, la semplificazione del sistema era ottenuta attraverso l’abbandono del dogma della circolarità.
Nel Compendio di astronomia copernicana, le scoperte astronomiche vengono ripresentate nel quadro del pitagorismo e neoplatonismo. In ragione del suo corpo, il Sole è la causa del moto dei pianeti. Un impetus conferito al corpo del Sole da Dio all’atto della creazione non basta a spiegarne il moto: la sua costanza e perennità, su cui si fonda tutta la vita del mondo, si spiega più convenientemente con l’azione di un’anima. I temi pitagorici sono ancora più evidenti nell’Armonia del mondo. Ai rapporti geometrici prima teorizzati devono affiancarsi rapporti armonici.
Molti hanno sottolineato la straordinaria mescolanza di misticismo dei numeri, di audacia teoria e di passione per l’osservazione che è presente in Keplero. Diversamente dai maghi e filosofi naturali del tardo Rinascimento, è però fortemente interessato ai modi di funzionare delle anime dei corpi celesti. Al di là della sua visione fermissima alle prospettive mistiche del platonismo, la sua “modernità” è legata a due temi: la ricerca delle variazioni quantitative delle misteriose forze che agiscono nello spazio e nel tempo; il parziale abbandono del punto di vista animistico in favore di una prospettiva di tipo meccanico. L’idea che il mondo non sia un divino organismo è ciò che davvero pone Keplero in insanabile dissidio con il pensiero magico. Il suo misticismo è associato a una convinzione precisa, cioè che la verità si avvicinabile non mediante i simboli o i geroglifici, ma attraverso dimostrazioni matematiche. Quelle che si studiano oggi nei manuali come le leggi di Keplero divennero però “scientifiche” solo dopo che se ne servì Newton.

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