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Sibiuda, Ramón - Due rivelazioni


Secondo Sibiuda, due sono le cose che si manifestano all’esterno di una mente, cioè i fatti e i detti: non è possibile leggere direttamente il pensiero di una persona, la cui libertà è protetta dal fatto che nessuno può leggere nel pensiero, ma tutte le creature pensanti per comunicare sono comunque costrette ad oggettivare il loro pensiero; questa oggettivazione può avvenire attraverso comportamenti, attività, oppure parole. I detti sono la rivelazione divina, i fatti la creazione: se questi sono i due modi di rivelare la mente, allora anche nel caso di Dio abbiamo due rivelazioni, oggettivate in un caso nel libro della scrittura, nell’altro nel libro della natura. In linea di principio i fatti non possono contraddire i detti: ci dev’essere necessariamente concordanza tra le due rivelazioni, secondo un concordismo logico; ma, una volta ammesso questo, Sibiuda consta alcune differenze: anzitutto il libro della scrittura, diversamente da quello della natura, è il pensiero di Dio rivestito in un linguaggio umano, cioè con tutte le ambiguità che il linguaggio umano ha al suo interno. A suo avviso, se fossimo in grado di leggere il libro della natura non ci sarebbe bisogno del libro della scrittura: c’è invece bisogno di esso perché siamo diventati, in seguito al peccato originale, ciechi e non siamo più in grado di coglierne la struttura, il messaggio. Ma queste tesi non suscitano alcun entusiasmo nel clero, perché eliminano in sol colpo il magistero della chiesa: secondo Sibiuda, infatti, possiamo interpretare la verità del Cristianesimo leggendo il libro della natura, che diventa quindi il testo dell’autentica rivelazione divina.
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