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La luce nella scienza araba


L'assimilazione della scienza antica, mediata dagli arabi nel corso del Duecento, ebbe un'enorme importanza filosofica e culturale, ma stimolò un progresso scientifico originale solo indirettamente. Essa, infatti, era fondata prevalentemente sull'autorità, e, da Alberto Magno in poi, si sviluppò nel clima di aristotelismo proprio dell'ordine domenicano, poco favorevole al sorgere di una nuova scienza. Per contro le vedute scientifiche più originali nascono da studiosi dell'ordine francescano, inclini a un agostinismo di lontane origini platoniche. Ciò mostra come non fosse la rivendicazione di una maggiore autonomia della sfera creaturale quella che poteva favorire lo studio scientifico, bensì il riconoscimento di un ordine divino, manifestantesi, a un tempo, nelle cose e nella mente dell'uomo. L'accordo dell'oggetto conosciuto con la mente conoscente è reso possibile, in questa prospettiva, dalla presenza dell'impronta divina in entrambi: la quale rende possibile, in particolare, l'uso di uno strumento tipicamente mentale, come la matematica, nello studio della natura. Queste idee troveranno ancora eco in uno scienziato-filosofo come il Malebranche (sec. XVII). In Roberto Grossatesta quella stessa luce che come illuminazione interiore agostiniana dà principio al conoscere, essendo, al tempo stesso, forma e principio di determinazione di tutte le cose, è fondamento della natura. E poiché il diffondersi della luce nello spazio avviene secondo leggi geometriche, lo studio delle linee, degli angoli, delle figure, ci permette di penetrare nei segreti della natura.
Più tardi la dottrina dell'illuminazione serve a Ruggero Bacone per rivendicare il valore dell'esperienza contro la tendenza degli aristotelici a basare la scienza sull'autorità: infatti anche l'illuminazione interiore (in quanto immediata) è una forma di esperienza. In questo modo Bacone spiega la necessità della matematica per conoscere scientificamente la natura, anche sublunare, secondo un concetto piuttosto estraneo alla mentalità degli aristotelici; e può auspicare un dominio dell'uomo sulla natura, mediato dalla scienza. La metafisica della luce degli agostiniani portava a privilegiare, in fatto di scienza, l'ottica: e probabilmente ad essa era vicino anche il polacco Witelo (autore di un trattato di prospettiva), che utilizzò gli studi di Alhazen, e che fu a sua volta utilizzato da Ruggero Bacone. Della sua persona, però, conosciamo pochissimo.
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