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Sant'Agostino


Sant'Agostino non fu davvero un filosofo medievale, in quanto visse nel IV secolo, quando ancora non era caduto l'Impero Romano; ma con le sue opere “Confessioni” e “La città di Dio” pose le basi della filosofia medievale. Egli, nella prima opera citata, effettua una ricerca sul proprio io, un'introspezione del proprio io che si realizza attraverso il dubbio.
Sant'Agostino, con il suo modello trascendentale, pensa che tutto ciò che è trascendente è il Dio cristiano, creatore di tutte le cose, perciò ciò che erano le Idee per Platone, secondo la sua dottrina sono gli angeli di Dio.

Una questione molto importante per i filosofi del medioevo fu il rapporto tra fede e ragione. L'obbiettivo di Sant'Agostino è conciliare la ragione e la rivelazione, il quale diventa un problema esistenziale per questo filosofo, che si chiedeva con che rapporto vivono la consapevolezza dell'infinità e la perfezione
di Dio e quella che l'uomo non lo è. Sant'Agostino sosteneva e credeva nella parità tra fede e ragione, usati una in funzione dell'altra: credere per capire e capire per credere. La conoscenza è finalizzata a Dio e più ci si addentra nella conoscenza più si è rafforzati nella fede. In altre parole, la fede serve ad avere contenuti, e la ragione serve a capirli. Sant'Agostino si trovò quindi in contrasto con gli scettici, i quali affermavano che non esistessero verità, e perciò dovette dimostrare l'esistenza di almeno una verità, così da ricavare tutte le altre. Per dimostrare ciò egli scrisse che siccome i sensi possono ingannare è difficile trovare una verità assoluta, ma ciò che non si può mettere in dubbio è il fatto che l'uomo esiste e vive. Se questa verità esiste, allora le verità esistono. E dopo aver appurato ciò, si può parlare di verità di fede.

Una domanda che si pose fu come trovare la certezza dell'esistenza di Dio. Sant'Agostino la trovò attraverso il dubbio: se l'uomo dubita, significa che esiste, se non dubitasse di nulla avrebbe delle certezze, ma al contrario il sapere di dubitare è l'unica certezza che l'uomo ha. Tutte le volte che si dubita si parte dal presupposto che esista qualcosa di veritiero. Ciò che è veritiero è Dio, che ci guida attraverso il dubbio. Chiamiamo questa credenza dottrina dell'illuminazione. Secondo la dottrina di Agostino tutta la luce che gli uomini scoprono viene da Dio, la luce rappresenta il dubbio, che a sua volta è la manifestazione di Dio in noi. L'unica certezza a cui ci si può aggrappare è quindi Dio,

Agostino sosteneva che Dio, siccome si è incarnato in un uomo, avesse scelto l'essere umano come essere privilegiato che si deve preoccupare dell'esistenza di un divino, mentre gli altri animali non la possono conoscere. Perciò l'uomo ha anche una struttura simile a quella di Dio. Sant'Agostino definisce anche quali siano gli attributi di Dio, che in quanto trinità, intesa come Padre, Figlio e Spirito Santo, ha una struttura trinitaria, ovvero: verità, essere e amore. Dio è verità dato che è autentico, essere come creazione, siccome si è incarnato in Gesù, e infine amore perché guida tutte le cose. Tutte le volte che amiamo ci avviciniamo un po' di più a Dio e lo conosciamo. Anche l'uomo, appunto, ha una struttura trinitaria: l'uomo conosce e ama, e nella sua anima possiede tre facoltà che corrispondono alle caratteristiche di Dio. All'esistenza corrisponde la memoria, che ci ricorda chi siamo; alla verità l'intelligenza, la quale ci fa scoprire verità; e infine all'amore corrisponde la volontà. Agostino sostiene infatti che per conoscere Dio bisogna conoscere e ricordarci chi siamo e voler amare Dio. Appunto perché egli credeva nella parità tra fede e ragione, sosteneva che non ci fosse conoscenza senza volontà, e volontà senza conoscenza.

Sant'Agostino si domandò anche da dove venisse il male, dato che tutto ciò che esiste è creato da Dio, e giunse alla conclusione che se Dio è il bene, il male è l'assenza di bene, perciò l'assenza di Dio e conseguentemente l'assenza di essere. Sant'Agostino ha una nuova concezione di creazione, per cui Dio ha creato tutto ciò che esiste dal nulla, per volontà e non per necessità, perché è onnipotente. Quando ci allontaniamo da Dio, essendo scettici, dubitando di Lui e delle Scritture oppure non rispettando i comandamenti, commettiamo peccato. Secondo questa dottrina il ruolo dell'uomo è scegliere: l'uomo deve scegliere tra il male e il bene, e se non riesce il male regnerà su di lui anche se questi non voglia. Tutti sono quindi dotati di libero arbitrio, ma alcune persone sono state graziate da Dio e non sono in grado di scegliere di fare ciò che è male. Adamo era beato e non poteva peccare, i suoi posteri, invece, sono macchiati dal peccato originale e non possono non peccare, però possono scegliere se continuare a commettere peccati o cercare la fede. Il santo, in quanto ha ricevuto la grazia divina non può peccare. Il peccato è definito come la rinuncia alla luce, all'essere, all'amore, è una “superbia della volontà”. Un esempio di peccatori sono i manichei, i quali credevano che il mondo fosse governato da due enti: il bene e il male.
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