Ominide 2630 punti

Agostino nacque a Tagaste in Numidia, studiò a Madaura e a Cartagine perfezionando la sua formazione retorica. Dalla lettura dell’Hortensius di Cicerone fu spinto alla ricerca filosofica: ne conseguì una profonda inquietudine interiore. Negli anni successivi si avvicinò al manicheismo, dottrina che considerava la realtà come dualistica coesistenza di bene e male.
La sua attività di professore di retorica si svolse in Africa e poi a Roma, fino a quando non si trasferì a Milano dove conobbe Ambrogio. Dopo l’incontro con quest’ultimo iniziò un percorso di avvicinamento al cristianesimo grazie sia allo studio delle filosofie neoplatoniche sia alle preghiere della madre Monica.
La conversione vera e propria avvenne nel 386 a Milano.
Negli anni seguenti tornò in Africa dove divenne sacerdote e poi vescovo di Ippona.

La sua complessa personalità, la sua azione pastorale e la sua copiosissima produzione letteraria fanno di Agostino una figura importante non solo per la storia della letteratura latina ma anche per la storia del pensiero cristiano e per la cultura occidentale.

Agostino compose anche opere strettamente filosofiche, la sua ricerca culmina nel De vera religione in cui afferma che la vera filosofia coincide con la vera religione.
Alla sua attività sacerdotale si collegano i sermoni nonché alcune opere d’argomento morale e soprattutto i numerosi scritti contro le eresie, in particolare quelli contro i manichei.
Oltre ai 13 libri delle Confessiones bisogna ricordare le due grandi opere teologiche della maturità agostiniana: i De Trinitate e il De civitate Dei. La prima tratta del mistero della Trinità.
Tracce di quasi tutte le questioni toccate dalla sua produzione letteraria compaiono anche nel ricco epistolario del quale ci restano 217 lettere varie nella forma e nello stile.

Le Confessiones sono state scritte nei primi anni dell’assunzione dell’episcopato; l’opera è divisa in 13 libri: i primi nove hanno un taglio autobiografico, i rimanenti 4 sono dedicati a riflessioni filosofiche.
Il termine confessio può assumere non solo il senso di confessione dei propri peccati o ammissione di colpa ma anche quello di celebrazione o lode della grandezza di Dio senza tralasciare il ringraziamento.
Le Confessiones agostiniane intersecano e confondono i due piani, quello del ricordo degli eventi della propria vita e quello del colloquio con Dio e della sua lode.
Nella prima parte egli parla con se stesso e ricostruisce il suo percorso spirituale verso la fede con un intento introspettivo. Agostino realizza una ricostruzione autobiografica selettiva dove i fatti diventano tappe simboliche del suo avvicinamento spirituale a Dio.

Nel libro XI Agostino dedica alcune pagine al tema del tempo: il tempo è opera di Dio creatore, e l’uomo è chiamato a vivere in esso, dal quale rischia di essere risucchiato, disperso qualora lo intenda in una dimensione meramente cronologica. Il tempo vero infatti è quello della coscienza e dell’interiorità che si identifica con una distentio animae, cioè un distendersi dell’anima dal passato al futuro.
L’opera si propone quindi come un’esperienza del tutto innovativa nell’ambito della letteratura antica in quanto mescola ecletticamente preghiera, dialogo interiore, biografia, filosofia, teologia ed esegesi biblica.
Il dato autobiografico manca inoltre di sistematicità ed è privo di quelle informazioni riguardanti famiglia, città natale o studi, che erano proprie degli schemi della biografia antica.
L’autobiografia agostiniana è ricca invece di quegli elementi di introspezione e soggettivismo che la cultura classica aveva tradizionalmente affidato alla poesia lirica.
Le Confessiones sono quindi diventate col tempo il modello per qualunque opera autobiografica moderna.

Il De civitate Dei (La città di Dio) è composta da 22 libri.
Tra le ragioni che spinsero Agostino a comporre tale opera spicca l’intento apologetico di difendere i cristiani dalle accuse pagane di essere responsabili del progressivo disfacimento dell’impero romano.
Agostino ribatte con forza alle accuse anticristiane e individua invece proprio nella storia di Roma pagana innumerevoli segni di violenza e ingiustizia. La confutazione delle accuse pagane avviene utilizzando proprio le fonti più autorevoli della classicità latina: da Sallustio allo stesso Virgilio.

Il fine del De civitate Dei è ben più alto e lo stesso autore dichiara di stare per compiere un magnus opus et arduum. Agostino cerca infatti di suggerire un’interpretazione della storia che non veda al suo centro Roma ma che sia invece legata a un ben più alto disegno divino che coinvolge universalmente ogni epoca e civiltà.
Egli riconosce nella storia due civitates: la civitas terrena (città terrena) composta da uomini che, spinti dall’amore verso se stessi, tendono alla felicità terrena; e la civitas Dei (città di Dio) composta da chi è mosso dall’amore verso Dio e guarda soprattutto al mondo ultraterreno.
Gli esponenti delle due città aspirano alla pace e si contendono il dominio della terra ma non sempre è facile riconoscerli: essi si mescolano e si confondono fino a che non saranno definitivamente separati del giudizio universale.

Per quanto concerne lo stile delle Confessiones si deve riscontrare l’uso abbondante di figure retoriche e di veri e propri giochi fonico-ritmici (allitterazione incrociata). Frequenti sono le citazioni o le allusioni bibliche che danno luogo a numerose metafore. Più oscuro e solenne è lo stile del De civitate Dei.
La lingua vede la compresenza del lessico classico, di parole di derivazione biblica e di espressioni del sermo vulgaris.

Hai bisogno di aiuto in Filosofia Medievale?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email