Agostino


(354 - 430)

••• La vita e le opere
•• Il padre è pagano e si lascia battezzare solo in punto di morte. La madre è cristiana. Agostino studia retorica a Cartagine finanziato dal ricco Romaniano (suo padre muore quando Agostino ha 17 anni).
•• A venti anni torna a Tagaste (città natale) per insegnare grammatica, ma la madre non lo vuole in casa perché Agostino convive con una ragazza dalla quale aveva già avuto un figlio e perché ha aderito al manicheismo (realtà come lotta tra bene e male) e ha sperato così di trovare una spiegazione razionale alle domande che l’assillavano da quando ha letto un dialogo ciceroniano da noi perduto. Da questo si interessa alla filosofia.
•• Torna a Cartagine per insegnare retorica. Poi a Roma, poi a Milano. Ha molto successo, ma non è felice: non crede più nel manicheismo e cade nella crisi del dubbio, sperimentando l’ansia dolorosa di chi ha perso la speranza di poter raggiungere la verità. Si avvicina quindi allo scetticismo della Nuova Accademia.

•• A Milano si avvicina al cristianesimo, favorito dall’incontro con la filosofia neoplatonica, soprattutto con Plotino. Comincia ad arrivare alla concezione di “incorporeo” e a intendere il male non come sostanza, ma come privazione di bene.
•• Anche se è stato educato dalla madre cristiana, Agostino arriva all’accettazione di Cristo solo attraverso il manicheismo, lo scetticismo e il neoplatonismo. Per compiere questo passo sono stati fondamentali i colloqui con Simpliciano, la Bibbia e gli scritti di san Paolo. Rifiuta poi di continuare la sua brillante carriera come insegnante per ritirarsi a Nord di Milano (nel podere di un amico) con madre, padre, figlio, fratello, amico, due cugini e due discepoli per intraprendere vita cenobitica (cenobio: vita in comune, comunità di monaci che vivono insieme attenendosi alla medesima regola).
•• Torna a Milano l’anno dopo per il battezzo (lui ha 33 anni), insieme con il figlio e l’amico Alipio, per mano di Ambrogio. Il battesimo ha cambiato la sua vita riempiendolo di gioia. Da questo momento comincia ad approfondire intellettualmente e a vivere la fede cristiana. Nello stesso anno muore la madre e lui torna nel paese natale per vendere ogni bene e vivere per Dio in digiuni, preghiera e opere buone insieme con quelli che si erano uniti a lui.
•• A Ippona nel 391 viene acclamato prete dalla folla. Diventa poi vescovo e nel 396 è titolare della cattedra episcopale di Ippona fino alla morte. Dopo la morte, la città cade in mano ai Vandali di Genserico.
•• Le prime opere sono in forma di dialoghi e sono scritte prima del suo battesimo, durante il ritiro; tra queste, il Contra Academicos (in polemica contro lo scetticismo della Nuova Accademia), il De vita beata (felicità che si raggiunge solo se si trova Dio), il De ordine (che indaga la razionalità dell’universo), il De musica (trattato sulle leggi dell’armonia, riflesso dell’ordine universale), il De libero arbitrio e il De magistro.

••• Le Confessiones
•• Sono tredici libri, scritti tra il 397 e il 398. Con “confessioni” non si vuole intendere un valore intimistico e autobiografico, ma solo qualcosa di essenzialmente religioso. Lui “confessa” nel senso di “proclama la sua fede”, da uomo peccatore, a un Dio buono e onnipotente, il solo degno di lode. Con le confessioni non si racconta la sua vita in maniera ordinata, ma si testimonia l’inquieta ricerca della verità e della felicità che ha agitato la sua vita fino alla conversione al cristianesimo.
•• Libro 1: Agostino ricorda i primi quindici anni, dall’infanzia capricciosa agli studi.
Libro 2: L’inquieta adolescenza dei sedici anni in cui si racconta il furto delle pere solo per il gusto di fare qualcosa di proibito.
Libro 3: Dai diciassette ai diciannove anni: studi, amori, manicheismo…
Libro 4: Insegnamento a Tagaste e a Cartagine.
Libro 5: La delusione del manicheismo, i soggiorni a Roma e a Milano, la face scettica.
Libro 6: Acuirsi della crisi spirituale
Libro 7: Neoplatonismo e accettazione della dottrina cristiana.
Libro 8: Colloqui con Simpliciano e con Ponticiano (alto funzionario imperiale) sul cristianesimo.
Libro 9: Il ritiro nel podere dell’amico, il battesimo e la morte della madre.

Libro 10: Meditazione sull’importanza della memoria, sulla volontà universale della felicità e sulla forza delle passioni.
Libro 11: Riflessione sul concetto di creazione e sul concetto di tempo.
Libro 12: Si riprendono le pagine iniziali della Genesi biblica giustificando la coesistenza di diversi significati per una stessa espressione delle scritture.
Libro 13: Continua la critica cominciata nel libro precedente sullo stesso argomento; si accenna anche la presenza della Trinità nell’uomo. L’opera si conclude con l’invocazione della pace della vita eterna: l’inquietudine dei primi libri si placa nelle ultime pagine.
•• La finalità dell’opera è decisamente di edificazione religiosa.
•• Anche se gli ultimi quattro libri non parlano più della sua vita passata, l’opera è unitaria perché il carattere è sempre di “confessio”, cioè di riconoscimento della grandezza di Dio e testimonianza della fede in lui e della propria condizione di peccatore.
Se il lettore di oggi resta deluso leggendo gli ultimi quattro libri perché manca l’elemento drammatico dell’autobiografia, evidentemente non ha capito il carattere dell’opera. Si legge infatti soprattutto per curiosità di entrare nell’animo di un uomo famoso, mentre Agostino l’ha scritta come meditazione sulla presenza misteriosa di Dio. Anche nei libri autobiografici ad Agostino non interessano le sue vicende, ma vuole porre in rilievo come la presenza di Dio si concreta in queste. In questo senso l’opera è unitaria.
•• Lo stile è la fusione tra linguaggio biblico (sempre presente come citazioni esplicite o riecheggiamenti più o meno indiretti) e lingua letteraria: dalla fusione si esprimono in modo originale i sentimenti dell’autore. Ama le figure retoriche, come le anafore e le enumerazioni, ma anche gli ossimori con i quali esprime la contraddittoria esperienza di una vita lontana da Dio. Sono essenziali anche i giochi ritmici e fonici che rendono le Confissioni una delle opere antiche con più effetti sonori.

••• L’Esegesi (interpretazione critica di un testo)
•• Nel De doctrina Christiana si trattano i problemi esegetici, cioè di interpretazione critica, in quattro libri. Con quest’opera ci si prepara alla lettura e al commento della Bibbia, quindi Agostino esorta a studiare il greco e l’ebraico per farsi una buona cultura generale. Spiega anche quali sono i metodi corretti di lettura e di interpretazione della Bibbia. Nell’ultimo libro (Il 4, aggiunto trent’anni dopo), che è il più importante, Agostino difende la retorica che serve a difendere la verità: la letteratura è per lui uno strumento di lotta: “i cristiani devono avere come scopo fondamentale quello di farsi capire, esprimendosi nella maniera più chiara possibile”. Si deve rinunciare all’eleganza per amore della chiarezza (ma non del vero!), senza cadere nella sciatteria.

••• Le polemice anti-ereticali (contro il manicheismo, contro i donatisti, contro Pelagio)
•• In molti scritti invece lotta contro le eresie. Fa una forte polemica contro il manicheismo, soprattutto nel De libero arbitrio, tre libri in cui il tema della libertà è collegato a quello della natura del male e a quello della giustizia e della bontà di Dio. Scrive anche trentatré libri contro il manicheismo per smascherare definitivamente i suoi inganni, sotto il nome di Contra Faustum manichaeum.
•• L’altra polemica è quella contro i donatisti (che volevano la Chiesa solo per pochi eletti, tutti santi e prevedevano quindi un doppio battesimo). Siccome lo scisma tra cristiani e donatisti era di dimensioni enormi (c’erano tanti donatisti quanti cristiani), allora Agostino dedica a questo problema molti scritti, tra i quali: De baptismo contra Donatistas, De unico baptismo…

Nel giugno 411 a Cartagine per ordine dell’imperatore Onorio si tiene una conferenza tra 279 vescovi donatisti e 286 cattolici, tra i quali Agostino che fa dei precisi interventi. La sentenza emessa è favorevole ai cattolici: da questo momento il donatismo è considerato un movimento illegale e perseguibile dalla legge.
•• L’eresia del monaco Pelagio viene combattuta con energia da Agostino negli ultimi venti anni della sua vita. Alla base di questa eresia c’è la convinzione che l’uomo, siccome è dotato di libero arbitrio, può scegliere tra bene e male, quindi il peccato originale è inesistente e il battesimo non ha validità. Gli scritti contro Pelagio sono il De natura et graia, De gratia Christi et de peccato originali, De gratia et libero arbitrio…

••• La riflessione teologica: il De Trinitate
•• La sua principale opera teologica è il trattato in quindici libri De Trinitate, scritto tra il 391 e il 419. È fondamentale per stabilire le poche analogie e le molte differente tra la Trinità cristiana e la triade neoplatonica Uno-Intelletto-Anima. È importante perché individua anche le unità triadiche nell’uomo che fanno di questo la creatura più alta della Trinità creatrice: memoria, intelligenza, volontà. Si trova così proprio nell’essere umano l’immagine della Trinità, e questa è la sua novità.

••• Il De civitate Dei (La città di Dio)
•• Il De civitate Dei (La città di Dio) è un’opera di ventidue libri scritta tra il 412 e il 427 in occasione del saccheggio di Roma da parte dei Visigoti nel 410: questo evento riaccende le polemiche anticristiane dei pagani che credevano che il cristianesimo fosse la ragione della decadenza dello Stato romano.
•• Proprio Agostino ci dice che l’opera può essere divisa in due grandi sezioni, di dieci e dodici libri. I libri 1-10 sono apologetici (che hanno per fine la difesa o l'esaltazione di una fede religiosa): i primi cinque sono contro chi ritiene che il culto degli dèi sia utile per la prosperità della vita terrena, mentre gli ultimi cinque sono contro chi ritiene che questo culto sia utile per la vita ultraterrena. Gli altri dodici invece sono la parte costruttiva: i primi quattro parlano della nascita delle due città, quella di Dio e quella terrena, gli altri quattro parlano dello sviluppo di queste due città, mentre gli ultimi quattro parlano delle finalità.
•• L’idea centrale della voluminosa opera è che gli uomini, di ogni tempo e di ogni spazio, fanno parte di o una o l’altra città, quella di Dio, cioè chi ha massima aspirazione di obbedire alla volontà di Dio, o quella terrena, cioè chi pone ogni sua egoistica speranza nella vita terrena. La distinzione tra i due gruppi è solo interiore e non è definitiva finché dura la vita (cioè, l’uomo si può convertire “cambiando la cittadinanza” dalla città terrena a quella di Dio. Questa separazione non vuole richiamare il dualismo Chiesa-Stato, addirittura lui non vuole uno Stato realizzatore in Terra della città di Dio che potrebbe quindi servirsi della religione come instrumentum regni.
•• Le due città infatti superano ogni barriera politica, razziale o linguistica: è contro ogni nazionalismo e in polemica contro le pretese universalistiche dell’impero romano: “la città celeste sulla Terra chiama i suoi cittadini da tutti i popoli e unisce nel suo cammino uomini di tutte le lingue, senza badare a differenze di cultura, di leggi o di tradizioni, senza eliminarle ma anzi mantenendole”, in questo senso si definisce “l’universalismo della città di Dio”.
•• Il valore supremo è l’amore per Dio, che si realizza nell’amore verso ogni uomo. La pace è presentata come un valore, ma non tale da sacrificarle la giustizia; si rifiuta quindi l’ideologia nazionalistica romana. È effimero tutto quello che non mira ai valori eterni (Atlante delle nuvole, che però non ha valori eterni, perché non esiste l’eternità).
•• Tutti i più grandi filosofi (tra cui Platone, Plotino, Cicerone, Seneca…) si sono dibattuti sul tema della pólis e della città ideale e nella letteratura cristiana si sono più volte opposte Babilonia e Gerusalemme (simboli di mentalità opposte). Agostino invece nel De civettate Dei non vuole essere ostile nei confronti dello Stato di cui vuole essere cittadino fedele: crede che la città di Dio viva accanto alla città terrena e i cittadini tutti non vogliono disobbedire alle leggi di questa città, così da mantenere la moralità e la concordia; il cristiano deve contribuire al bon andamento della vita civile.
•• Il De civitate Dei è un’opera scritta per un pubblico colto, perché la frase è complessa, ricca di subordinate e di figure retoriche ricercate. Sono presenti riferimenti e allusioni a molti scrittori pagani, da Apuleio a Cicerone a Livio a Sallustio a Virgilio. Il ritmo è lento, meno ricco di giochi di parole, di antitesi e di parallelismi rispetto al vivace nervosismo delle Confessioni. Qui lo stile è più sorvegliato e il vocabolario più selezionato, mentre ci sono meno tracce autobiografiche.

••• L’epistolario e i Sermones
•• Ci sono arrivate 217 lettere di Agostino (solo una piccola parte) le quali affrontano diversi argomenti, dalla polemica alla critica, dalla conversazione amichevole alla speculazione filosofica o all'esame di questioni teologiche. Qui si manifesta il buon carattere e l’umanità dell’autore, soprattutto in quelle lettere in cui confida agli amici il dolore che prova per dover dedicare del tempo a occupazioni che lo allontanano dalla meditazione e dalla preghiera (cioè molte persone venivano a chiedergli favori che lui, per carità cristiana, non poteva respingere).
•• Lui è stato per quarant’anni prete e predica regolarmente a Ippona, a Cartagine e anche altrove. A noi sono arrivati solo un decimo dei suoi Sermones (prediche) da lui effettivamente pronunciate: ne possediamo circa 500 e se ai Sermones si aggiungono le prediche dei “Commenti ai Salmi” (“Enarrationes in Psalmos”) e delle “Centoventiquattro prediche sul Vangelo di Giovanni” (“In Iohannis Evangelium tractatus CXXIV”), le prediche che possediamo salgono a 800.
•• I Sermones sono raccolti dalla voce di Agostino da parte di stenografi, senza essere stati rielaborati dall’autore. Ci permettono di sapere come parlava dal vivo e sono registrate anche le incertezze, le ripetizioni… tutti quei fatti linguistici che rientrano nel discorso improvvisato. Il tono non è mai declamatorio, ma proprio di chi conversa e dialoga con un gruppo di persone al quale è unito da affetto e cerca di catturare l'attenzione di questi facendo esempi tratti dalla vita quotidiana. Il linguaggio è semplice, per arrivare direttamente a tutti.
•• A volte lui non rispetta le regole linguistiche persone farsi capire meglio, quindi anche “l’errore” diventa un atto d’amore verso gli ascoltatori.

••• Agostino nel tempo
•• Agostino ha influenzato profondamente la filosofia, la teologia e la letteratura occidentale. Nel Medioevo ha massima fortuna, addirittura è autorità indiscussa in campo filosofico-teologico. Poi viene scoperto Aristotele in Occidente e si sviluppano due correnti di pensiero: l’agostiniano e il tomismo (cioè la dottrina di Tommaso d’Aquino). Sempre nel Medioevo viene mal interpretato il De civettate Dei: infatti lo Stato si sottomette totalmente al potere della Chiesa.
•• Sono molti gli ammiratori di Agostino anche tra i protagonisti della Riforma protestante, tra i quali Lutero.
•• Agostino è alla base anche del Concilio Vaticano I e del Concilio Vaticano II.
•• È profondamente amato da Petrarca, che lo considera un vero modello di vita. Anche Dante cita Agostino in due passi del Paradiso.
•• Nell’Ottocento Agostino è visto come un eroe romantico: Rousseau scrive le Confessioni, Chateaubriand in Genio del cristianesimo, presenta un’immagine del santo più vicina a quella dell’inquieto e giovane Agostino.
•• Anche oggi Agostino è considerato un filosofo di rilevante importanza per lo sviluppo del pensiero occidentale. Anche in ambito teologico continua a esercitare la sua influenza.

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