Mongo95 di Mongo95
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I califfi della dinastia abbaside dettero vita a uno straordinario fenomeno socio-culturale, quello della traduzione in arabo della gran parte del patrimonio filosofico e scientifico greco. Le ragioni di ciò sono da ricondurre a precisi fattori ideologici e politici, come la volontà di accreditarsi in alternativa ai bizantini come i “veri eredi della civiltà greca”. L’arabo rappresentò quindi il primo vero momento di effettiva internazionalizzazione della filosofia. Il patrimonio della filosofia greca viene accolto come un complesso sostanzialmente omogeneo, per poi smussarne le divergenze dottrinali che avrebbero potuto mettere in dubbio la possibilità di una pacifica conciliazione tra la filosofia e i principi dell’Islam. Emblematico al proposito è il modo di concepire la Causa prima, Dio, che rispecchia molti tratti dell’Uno neoplatonico: assoluta trascendenza, ineffabilità, irrapresentabilità. Ma assume anche caratteristiche tipicamente aristoteliche come l’essere causa del movimento celeste e di essere pensante. Inoltre dalle rivelazione coranica derivavano altri elementi essenziali:

a. Idea di creazione
b. Identificazione di Dio con l’essere puro
c. Dio provvidente, normativo e remuneratore
Una riprova della commistione tra elementi neoplatonici, aristotelici e coranici è nell’opera “Teologia di Aristotele”, che è in realtà una parafrasi delle ultime tre Enneadi di Plotino. Oppure anche il “Liber de causis”, che è una raccolta di proposizioni desunte dagli “Elementi di teologia” di Proclo. In quest ultimo si ritrovano alcune caratteristiche essenziali della prima filosofia in lingua araba, come l’interpretazione in senso creazionistico dell’azione della Causa prima e l’identificazione di quest’utima con l’essere puro: in quanto tale, la Causa prima è a sua volta causa dell’essere che costituisce la prima delle cose create. C’è poi il primato della causa più remota rispetto alle cause prossime o la dottrina secondo cui la causa è nell’effetto nel modo proprio di quest ultimo, mentre l’effetto è nella causa nel modo proprio della causa stessa. È il principio per cui tutto ciò che viene ricevuto da una causa superiore, viene ricevuto secondo il modo e la misura della cosa ricevente.

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